Sandro va benissimo. Ma dopo?

(...) Non si aprono veramente ai problemi e alla collettività, ma rendono asfittico e frantumato il rapporto con il territorio.
Se non si sviluppa una diffusa rappresentanza, se non si dà spazio alla squadra, come pensare di costruire la «casa del centrodestra», come si potrà acquistare credibilità?
Dodici anni di militanza (Forza Italia sino al 1996, AN sino ad oggi), mi hanno convinta che questo sia il peccato originale dal quale affrancarsi, soprattutto in una città, dove sarebbe interesse precipuo del centrodestra incrementare il più possibile presenza, azione, incisività, promozione, visibilità.
I personalismi hanno prodotto diffidenza in un elettorato già ostico e orientato a sinistra (Genova). Altro che includere apporti nuovi! Sino ad oggi la prassi è stata la conventio ad escludendum, in nome di folli logiche (logiche?) correntizie o per timore di essere scalzati. Chi ha la coscienza di avere dato il meglio, non dovrebbe temere nulla e nessuno.
In maniera molto elevata spiega questa e tante altre cose l'intervento del teologo Peppino Orlando su Il Giornale.
Ci sono quartieri di Genova dove le persone parlano sottovoce per timore dei «kompagni». Dei komunistelli del quartierino (per parafrasare uno slogan di moda), che controllano anche le chiacchiere nei bar e accompagnano gli anziani sulla soglia della sezione elettorale sussurrandogli come votare, ma se vedono un nostro rappresentate di lista parlare con qualcuno piantano cagnara e minacciano. E in una città dove questi controllano tutto, dal quartiere al potere, che facciamo noi?
Iniziative un po' obsolete, senza incidere sugli eventi. È quanto.
Così non basta. Non basta, perché abbiamo governato Regione e paese per cinque anni e sembra che questo non sia mai accaduto. Oscurato e dimenticato.
Seconda regola: ascolto e costruzione. Lo chieda a quanti hanno sperato di avere interlocutori disponibili e aperti alla gente negli uffici di via Fieschi e De Ferrari. Sarà stato il gran daffare, ma per cinque anni spesso si è bussato invano alle porte dei nostri assessori. Imprendibili, come primule rosse... Bisogna pur dirlo. È andata così. Non siamo stati capaci di aggregare un corpo associativo, culturale, sociale, sindacale, politico, umano, che condividesse, collaborasse e supportasse il centrodestra, mentre governava e dopo.
Biasotti si è smarcato, prendendo consensi a sinistra, ma usando un simbolo di lista che ha causato l'annullamento di tantissimi nostri voti (gli elettori davano voto «disgiunto» segnando la Lista Biasotti e una lista di sinistra) e i partiti della CDL, ormai ridotti ad un coacervo di comitati elettorali dei singoli candidati, hanno corso senza progetto e senza patrimonio politico, perché ogni cosa realizzata era figlia del singolo assessore o del Presidente, non frutto di una politica condivisa dai partiti e da gruppi sociali coinvolti.
Se ci si chiude a riccio nelle stanze ai piani alti e si diventa inattingibili, belli e impossibili... strada se ne fa poca. E, mi duole dirlo, questo è accaduto nei cinque anni di centrodestra in Regione. Parla il risultato elettorale del 2005.
Biasotti? Un must, un topos. In qualunque casella lo si piazzi, a parer mio, ci sta bene.
Come in un gioco di figurine, di grette, nel Monopoli, nel gioco dell'Oca. Perché non inaugurarlo un simpatico e utile divertissement politico-locale? Con i faccioni giusti nelle caselle giuste?
Ma proprio questa intercambiabilità del «biaso» preoccupa, perché dimostra che non abbiamo prodotto novità, figure in grado di prendere in mano il gioco al momento opportuno; non abbiamo messo in evidenza persone capaci e alternative. Che ci sono di sicuro. E Lei ha il merito di volerle scovare e stanare.
Perché il «biaso», non può mica fare il Sindaco, il Presidente della Provincia e il capo della Giunta regionale nello stesso tempo.
Terza regola: umiltà e lungimiranza. Oggi é difficile l'opposizione ed é frustrante, crea malumori e revanchismi, con il rischio che la compagnia si sciolga e si verifichi il liberi tutti, mentre dovrebbe favorire ripensamenti e rifondazioni. Non ci si potrà riprendere ad un mese dalle amministrative, con gli antichi vizi. Faccia, ogni dirigente di partito, ogni capo di movimento, un passo indietro, perché l'avversario politico è fuori dalla CDL.
Così come ancora fuori vi sono gruppi che, se giustamente avvicinati, potrebbero decidere di entrarvi. Si mandino ambasciatori senza spocchia e supponenza, con un progetto e filoni, all'interno dei quali possa ogni componente inserirsi, collaborando direttamente al programma.
Altrettanto si faccia con il mondo associativo e no-profit, che va avvicinato e coinvolto nella redazione di parti del programma.
Passaggi cruciali, in discontinuità con quanto sino ad oggi operato.
Le amministrative interesseranno Comune, Provincia e Circoscrizioni, e un livello dovrà essere cassa di risonanza all'altro. Quindi grande qualità all'interno delle liste e individuazione di figure trainanti e cooperanti, dalle Circoscrizioni in su. Non più tali, ma Municipi.
Se passerà la «riformina» del Decentramento, la corsa vedrà sul territorio anche i candidati Presidente dei nove Municipi; 9 eletti a capo della coalizione vincente e 9 che otterranno il seggio automaticamente. Diminuirà la quantità di eletti con preferenza (questo non deve andare a discapito della qualità), con il rischio che vi siano liste non rappresentate. Ma se i partiti del centrodestra sapranno candidare ottimi nomi a Presidente di Municipio, inseriti nel territorio di riferimento, anche dove saremo all'opposizione potremo contare sulla completa rappresentatività.
Questione su cui riflettere, che sino ad oggi la CDL pare trascurare, forse nella speranza che la riforma non passi prima delle prossime amministrative. Il candidato Sindaco sarà trainato da 9 candidati Presidente di Municipio e viceversa. Non capire questo meccanismo, che la sinistra sta mettendo a punto, equivale ad essere perdenti.
Perché non un sondaggio fra i lettori? Una tornata da primarie diffuse? Con indicazione di nomi e progressive scremature in base ai risultati. Il Giornale è utilmente consultabile su internet, oltre che piacevolmente leggibile su carta. Sarebbero parecchi i contatti.
Lei già ci ha pensato di sicuro, e avrà valutato che questo creerebbe un serio problema nei confronti degli interessati, dei partiti, dei lettori e degli elettori. Insomma, ci capiamo.
Anche perché sarebbero primarie vere, autentiche, non come quelle della sinistra fatte per promozione pre-elettorale e per accreditare un candidato già forte e già individuato.
Spero di avere dato un apporto al dibattito. Anche se trapela l'amarezza. Abbiamo ancora fiducia, noi della base, noi dei Circoli, noi delle Circoscrizioni. Fiducia che il buon senso, alla fine, prevalga. Cordialissimi saluti.
*Capogruppo AN
Circoscrizione Centro Est