Sangalli: «Nessun crollo degli acquisti Ora bisognerebbe tagliare le tasse»

RomaSarà un Natale freddo, per i consumi, ma non ghiacciato. Le famiglie italiane, alle prese con la crisi economica, si preparano a un Natale e un Capodanno di austerità, ma senza rinunciare alla tradizione ed anche a qualche acquisto. Le previsioni della Confcommercio, insomma, non sono tragiche: il calo dei consumi reali, depurati dall’inflazione, rispetto all’anno scorso dovrebbe attestarsi fra l’1 e l’1,5%. In termini monetari, siamo più o meno intorno agli 8 miliardi di euro, circa l’1% in più che nel 2007. «La ritualità degli acquisti è radicata tra gli italiani - spiega il presidente Carlo Sangalli - e una parte delle tredicesime sarà destinata ai regali». Il presidente della Confcommercio sollecita inoltre il governo a non dimenticare che molte aziende del settore terziario sono in difficoltà.
A poche ore dal Consiglio dei ministri che varerà il decreto anticrisi, cioè in piena «zona Cesarini», Sangalli non rinuncia a chiedere una detassazione delle tredicesime, almeno quelle più basse, proprio per consentire alle famiglie un qualche acquisto natalizio in più. «La social card è un passo importante nei confronti delle famiglie che hanno bisogno - aggiunge Sangalli - ma non risolve il problema: per questo ci permettiamo di insistere sulla detassazione delle tredicesime». A sua volta, la distribuzione commerciale farà la sua parte, con campagne promozionali e offerte che riguarderanno circa un prodotto su tre.
Le tredicesime, al lordo delle tasse, valgono 48,8 miliardi di euro. Ma la tosatura del fisco (12,2 miliardi) riduce la cifra a 36,6 miliardi netti. Una quota consistente (l’11,5% pari a 9,6 miliardi di euro) sarà risparmiata. Nelle casse dei negozi dovrebbero arrivare circa 8 miliardi, mentre 18,9 miliardi saranno destinati dalle famiglie a spese per i viaggi, gli alberghi, i ristoranti; o per pagare la benzina e le bollette.
Ma quanto costerebbe la detassazione delle tredicesime? I calcoli della Confcommercio, detassare le classi di reddito fino a 25 mila euro costerebbe 2,4 miliardi. Nelle tasche degli interessati finirebbero fra i 259 e i 286 euro in più. Considerando che i maggiori consumi porterebbero un maggiore gettito tributario di 700 milioni, il costo reale è pari a 1,7 miliardi. Salendo invece fino a 50mila euro, il costo lievita a 5,4 miliardi di euro.