Sangalli: «Più consumi dalle liberalizzazioni»

Il presidente di Confcommercio chiede anche un taglio delle aliquote Irpef

nostro inviato a Cernobbio

Ripartire dai consumi: la ricetta di Confcommercio per l'economia, se si vuole, è scontata. Cosa possono chiedere i commercianti al governo se non una politica che rilanci i consumi? Ma l'argomentazione che ne dà Carlo Sangalli, presidente dell'associazione, è rigorosa e sostenuta da un ricco documento dell'ufficio studi e presentato ieri al forum di Cernobbio, che si concluderà oggi con l'intervento di Silvio Berlusconi. Dal documento si evince che non c'è crescita senza consumi, che pesano per il 60% del Pil e dell'occupazione, soprattutto attraverso i servizi. «C'è una finestra da cui si intravede la ripresa - dice Sangalli - ma si devono creare le condizioni perché la ripresa si trasformi in crescita».
Le stime del Pil 2007, per i commercianti, sono minori di quelle del governo: non oltre un +1,5%. Come si deve fare per fare meglio?
«Cominciare subito a tagliare di un punto l'anno per tre anni le aliquote Irpef. Un'operazione che da sola libererebbe 5,5 miliardi l'anno, per un totale di 16,5 miliardi l'anno, oltre un punto percentuale di Pil. Così si restituisce alle famiglie e alle imprese una parte significativa dell'extragettito. E poi la burocrazia: pesa per 60 miliardi l'anno: tagliandone un solo quarto sarebbe un altro punto di Pil in un colpo solo».
Qual è la ricetta di Confcommercio per una crescita stabile?
«Intanto bisogna rendersi conto che oggi la domanda interna è al palo, anche perché la componente dei consumi obbligati, quelli incomprimibili come le bollette e gli affitti, è sempre più importante. Bisogna aumentare la parte virtuosa dei consumi, quelli liberi».
La formula?
«L'ho chiamata quella dei "due più e due meno": più produttività e più liberalizzazioni nei settori protetti. In questo senso ben vengano i decreti Bersani: noi siamo liberalizzati già dal ’98».
E i due meno?
«Meno spesa pubblica, laddove si vede che il "tesoretto" sta suscitando sempre più interesse da un certo settore, e meno imposizione fiscale. Inoltre ci sono priorità politiche imprescindibili per consolidare la crescita».
Cioè?
«La ripresa del discorso del federalismo fiscale e la riforma elettorale, come elemento di stabilità politica».
Non c'è il rischio che queste richieste siano troppo generiche, mere enunciazioni di principi?
«Non dipende da noi. Noi diciamo questo e crediamo che la forza del Paese sino le imprese, che però non possono giocare una partita difficile con la palla al piede. Allora dico al governo: se volete anche voi la crescita mettiamoci intorno a un tavolo. La concertazione nella Finanziaria non c'è stata e se fai un tavolo invitando solo i soliti noti non riesci a costruire un percorso completo. Leggo che inizia una nuova fase di concertazione: non voglio neanche immaginare che non ci invitino».
Per ora non sono stati invitati nemmeno i sindacati.
«Be’, almeno questo ci conforta».