Sangalli: «Con queste misure l’occupazione è aumentata»

da Roma
Carlo Sangalli, presidente di Confcommercio, il protocollo sul welfare che voi non avete firmato, rischia di essere ulteriormente modificato...
«Una delle ragioni per cui non lo abbiamo firmato è proprio il fatto che non eravamo convinti dalle scelte in tema di regolamentazione del mercato del lavoro. Non ci aveva convinto il metodo, nel senso che pensiamo che una migliore regolazione della flessibilità sia possibile attraverso gli istituti contrattuali».
E nel merito?
«Oltre ai tetti nei contratti a termine non apprezziamo la scomparsa del lavoro a chiamata, una forma di flessibilità che risponde alle esigenze delle imprese dei servizi. Di quelle aziende che hanno un andamento ciclico della produzione, con picchi o cicli stagionali. Penso soprattutto al turismo. Poi la sorte dello staff leasing, confinato in un limbo».
Se, come sembra, il protocollo dovesse essere modificato, accontentando la sinistra radicale, cosa succederebbe dal vostro punto di vista?
«Sono scelte che non ci troverebbero d’accordo. E invitiamo i riformisti di una parte e dell’altra a ragionare con pacatezza, cercando di condividere le ragioni di una flessibilità governata e contrattata che è la migliore risposta alla precarietà».
Dal punto di vista del commercio, gli strumenti previsti dalla Biagi sono stati utili?
«Se si sta alla logica dei fatti, le cose sono chiare. L’effetto congiunto del pacchetto Treu e della Biagi ha consentito una dinamica di incremento dell’occupazione più vivace rispetto a quella del Pil. E non mi sembra che si siano registrate patologie. La quota di contratti a termine è in linea se non inferiore alla media europea, così come quella delle altre forme di flessibilità. Detto questo nessuno nega che si possa fare di più e meglio, incentivando il lavoro standard e, nella logica della flexsecurity, rafforzando le tutele e le garanzie per l’area della flessibilità, rendendo meno rigido il rapporto di lavoro classico, quello a tempo indeterminato. Questa, tra l’altro è la logica del Libro Verde sul mercato del lavoro varato dalla Commissione europea. Ma non mi sembra che questa filosofia abbia trovato un riscontro in Italia».
Pensa che il dibatto sul lavoro così come si è sviluppato in Italia sia arretrato?
«Se si pensa che la spesa sociale aumenta nella sua componente più classica, quella delle pensioni, e si sommano le misure annunciate per il mercato del lavoro, non ne esce l’idea di una società più attiva. Il protocollo ha obiettivi modesti, così come il Documento di programmazione economia e finanziaria».
Parla della crescita del Pil?
«Il Dpef prevede una crescita tra il 2008 e il 2011 del 2 per cento. E si dice che si potrebbe arrivare al tre per cento facendo aumentare produttività e tasso di occupazione. Ci si sarebbe aspettati un accordo coerente con questo obiettivo. Non mi pare sia andata così se si fa eccezione per la parte che riguarda gli straordinari e l’incentivazione della contrattazione di secondo livello».
Cosa pensa della manifestazione annunciata da Giuliano Cazzola in difesa della Biagi?
«Se si tratta di battere un colpo per difendere quanto è stato fatto nel nostro paese in tema di politiche riformiste, vale la pena farlo. Anche perché attuare delle riforme in Italia è così difficile che non si comprende perché quelle poche che ci sono debbano sempre essere rimesse in discussione».