Sangue infetto: c’è più tempo per chiedere i danni allo Stato

Chi ha contratto epatite o Hiv dopo trasfusioni con sangue infetto ora ha più tempo per chiedere il risarcimento danni al Ministero. Le Sezioni unite civili della Cassazione hanno infatti deciso che «non si configura il reato di epidemia colposa, per la mancanza dell’elemento della volontaria diffusione di germi patogeni, bensì quello di lesioni o omicidio colposo, allungando così i tempi di prescrizione per l’azione risarcitoria. La prescrizione per l’azione di danno nei confronti del ministero della Salute per omessa vigilanza sulla “tracciabilita” del sangue - spiega il comunicato della Cassazione , firmato dal primo presidente Vincenzo Carbone - decorre non dal giorno della eseguita trasfusione, nè da quello in cui sono rilevati i primi sintomi della malattia, bensì dal giorno in cui il danneggiato abbia avuto consapevolezza della riconducibilità del suo stato morboso alla trasfusione subita». In questo modo gli ermellini hanno dunque allungato i tempi entro i quali chi è stato contagiato può iniziare la causa contro il ministero della Salute.
In Italia sono circa quattromila le cause pendenti nei tribunali italiani per risarcimento danni intentate contro lo Stato da pazienti che hanno contratto infezioni a seguito di emotrasfusione o assunzione di emoderivati.