Sangue, onore e tango nell’Eritrea italiana

«Bellissimo». Questo deve aver pensato il maggiore Aldo Morosini - di stanza in Eritrea nel 1935 - ascoltando con nostalgica e un po’ compiaciuta tenerezza la voce vellutata di Meme Bianchi cantare Un giorno ti dirò, tango di successo in quegli anni. Il sole era sceso sulle montagne del Bassopiano Orientale, e la brezza aveva cominciato a spirare dal mare. «Bellissimo». Ma nel nome Eritrea è nascosto - etimologicamente - il rosso: come quello del sangue di due cittadini di Massaua trovati decapitati e che adesso chiedono giustizia. Tra la ricomparsa di un vecchio amore e l’aiuto del sottoufficiale Barbagallo e dello scium-basci Tesfaghì, tra una scimitarra e una foto ingiallita, si concluderà amaramente l’indagine di Morire è un attimo di Giorgio Ballario. (Angolo Manzoni, pagg. 224, euro 14).