Il sangue sul set è vero Regista ucciso in teatro con due colpi di pistola

MilanoDopo aver ucciso l’uomo che «gli aveva rovinato la vita» ha cercato il comandante provinciale dei carabinieri. «Sono un ex maggiore dell’esercito e voglio arrendermi a un colonnello». Quindi ha atteso, stretto nella divisa che amava tanto, l’arrivo dei militari. Purtroppo c’era solo un sottufficiale a cui non voleva consegnarsi, e per questo è stato bloccato e ridotto all’impotenza dopo una breve colluttazione. Si è concluso così nel sangue il rapporto professionale tra Mauro Curreri, 39 anni, regista e produttore di film, ucciso con due colpi di pistola da Mauro Pastorello, 53 anni. I due si erano conosciuti a metà degli anni Duemila quando Curreri sfornò il suo unico film «Gli eroi di Podrute», sui quattro militari italiani e un francese morti nell’abbattimento di un elicottero sui cieli della Croazia.
Torinese, sposato, separato, con due figli, Curreri aveva esordito come attore e fotomodello per poi frequentare la scuola di Gigi Proietti a Roma. Nel 1998 passa dietro la macchina da presa e fonda «Television Spot Company» con cui produce programmi televisivi e video industriali. Nel 2005 mette in cantiere il suo unico film che non viene ma i distribuito e genera solo «debiti». Per questo Curreri, denunciato da alcuni attori mai pagati, finisce nel mirino di Moreno Morelli, inviato di «Striscia la notizia». Un incontro, finito a male parole.
Tra i creditori anche l’ex capitano Pastorello, in «riserva» da metà anni ’80 e quindi nel frattempo automaticamente promosso maggiore. Nella vita civile si era riciclato come consulente finanziario, si era stabilito in via Pastro alla periferia di Padova, insieme alla moglie Cristina, 50 anni, dietista all’ospedale di Monselice, e la figlia Gioia, 20 anni, al primo anno di psicologia. L’uomo era rimasto molto legato all’ambiente militare, tanto diventare presidente provinciale dell’Associazione nazionale di cavalleria. Amava fotografare e scrivere e aveva inoltre partecipato a «Podrute» come sceneggiatore e attore, una piccola parte, sembra però senza venire mai pagato.
L’ex ufficiale dunque ieri mattina alle 7 esce di casa nella sua divisa da maggiore, in tasca la pistola, parte per Milano e verso mezzogiorno si incontra con Curreri. Appuntamento in via Watt 5, sui Navigli, in un grande capannone liberty che ospita alcuni teatri di posa dove il produttore stava lavorando a un film su Francesco Baracca. La discussione degenera, Pastorello estrae l’arma e spara due colpi, testa e petto. Curreri stramazza al suolo fulminato, mentre due persone, presenti alla sparatoria, fuggono terrorizzate dalla stanza. L’ex ufficiale lascia un biglietto dove accusa Curreri di avergli rovinato la vita. Poi scende in cortile e chiama il comando provinciale dei carabinieri, chiedendo del colonnello Salvatore Luongo. La segreteria allerta subito la centrale operativa, dove comunque aveva appena chiamato una delle persone presenti al delitto.
Sul posto arrivavano due equipaggi. Pastorello è sempre in cortile, armato. I militari entrano con grande circospezione nel timore che l’uomo apra ancora il fuoco, oppure si uccida. Infatti quando il «maggiore» vede il capopattuglia, un semplice graduato, si irrita e continua a chiedere l’intervento di un ufficiale. Il carabiniere intavola una «trattativa», gli spiega che gli alti ufficiali stanno arrivando a prenderlo. Intanto si avvicina e al primo momento di disattenzione gli salta addosso, seguito da altri due colleghi, e immobilizza l’assassino. Il caso è chiuso, ora si tratterà solo di recuperare i tasselli mancati: quanti soldi doveva Curreri e perché, come la discussione sia degenerata e dove Pastorello abbia recuperato la pistola, fuori produzione da una sessantina d’anni. Dettagli.