Sangue in vetta: morti su Dolomiti e Monte Rosa

In Cadore un escursionista italiano precipita nel vuoto. In Val d'Aosta una cordata di tedeschi cade in un crepaccio. Nel frattempo un elicottero recupera Confortola sul K2. <strong><a href="/a.pic1?ID=281532">Il dibattito: &quot;Meglio chiudere le montagne d'estate&quot;</a></strong>

di Nadia Muratore

Aosta -
Una distrazione o uno zoccolo di neve tra i ramponi possono aver provocato l’ennesima tragedia in montagna. Un piccolo errore umano che un alpinista tedesco ha pagato con la vita. Erano da poco passate le 8 di ieri quando - sotto il Lyskamm sul Monte Rosa, a 4mila metri - una cordata formata da quattro persone tutte di nazionalità tedesca - è precipitata per diverse centinaia di metri, nonostante il disperato tentativo del capofila di rimettere in sicurezza la cordata. Uno dopo l'altro sono caduti nel crepaccio, dal quale sono stati estratti con non poche difficoltà dal soccorso alpino valdostano.

Un alpinista è morto, due sono rimasti gravemente feriti, mentre il terzo ha riportato ferite più lievi. La parete ovest, dove è accaduto l’incidente, è sempre molto frequentata, si trova di fronte al rifugio Quintino Sella ed è da qui che è partito il primo allarme verso il 118 piemontese. I molti testimoni hanno confermato alla Guardia di finanza - che indaga su quanto è accaduto in quei tragici momenti - che la dinamica è simile ad altri incidenti accaduti in questi ultimi mesi. Un alpinista, l'ultimo della cordata, è scivolato ed ha trascinato con sé gli altri compagni. «Evidentemente si tratta di un errore umano - spiega Adriano Favre, direttore del soccorso alpino valdostano - causato da una fatalità ma anche da una certa inesperienza.

Difficilmente un alpinista esperto scivola in cordata e se lo fa, il compagno prontamente pone rimedio. Questo è un errore che riguarda più gli escursionisti». Il capocordata ha cercato, inutilmente, un appiglio più sicuro sul ghiaccio. «In quel tentativo si nota una certa esperienza - sottolinea Favre - ed anche l’attrezzatura era adeguata, ma evidentemente non è bastato». La montagna ha fatto un’altra vittima, ieri, sulle Dolomiti. Un alpinista di 62 anni, Renzo Corona, è morto precipitando per circa 200 metri mentre stava percorrendo un sentiero che aggira Cima Scotter, nelle Dolomiti bellunesi. L’uomo, di Vajont (Pordenone), stava percorrendo con due compagni un tratto molto impegnativo di roccia quando si è ritrovato fuori dalla via segnata, e li è scivolato lungo la montagna fermandosi sopra un ghiaione. A dare l’allarme al 118 i compagni di Corona e un terzo escursionista, impegnato su un sentiero che transita vicino al ghiaione dove il corpo è andato a fermarsi. Immediato l’intervento dell’elisoccorso, ma i medici giunti sul posto non hanno potuto fare altro che constatare il decesso dell’alpinista.

È invece finito l’incubo di Marco Confortola, l’alpinista italiano sopravvissuto alla tragedia sul K2, nella quale hanno perso la vita 11 scalatori. Un elicottero dell'esercito pakistano lo ha prelevato dal campo base ed ora è ricoverato in ospedale con i piedi congelati. Racconta: «Durante la discesa, mi ha raggiunto una valanga di ghiaccio e neve, ho preso una gran botta in testa con la bombola d’ossigeno. Sembrava di essere in guerra: c’erano i resti dei miei compagni sparsi ovunque».