SANICOLA «I miei Pupi siciliani rispettano le nostre tradizioni»

«Qualcuno voleva che invertissi l’esito delle battaglie combattute fra musulmani e cristiani: ho detto di no»

È affascinante essere catapultati nella tradizione pupara, specialmente se il biglietto è offerto da Onofrio Sanicola, uno dei pochi a portare avanti un'arte ormai riservata a un’élite, che a Milano porta avanti il Teatro Drammatico dei Pupi. «Il materiale è tratto dalle Chansons de Gestes, riprese a loro volta dall'Ariosto» spiega Sanicola.
Perché questi componimenti sono stati apprezzati solo in Sicilia?
«Le tematiche trattate erano care ai siciliani. L'amore, la passione, la difesa dell'onore e della donna, il valore appartengono tutt'oggi alla cultura siciliana, diffusasi in epoca di dominazione araba. Così, attraverso il cunto siciliano per anni si è andata diffondendo questa tradizione che ad un certo punto ha sentito l'esigenza di un supporto figurativo. Non era più sufficiente la parola, occorrevano le immagini».
Tramandando oralmente non si è perso del materiale?
«Il periodo di maggiore splendore dei Pupi è stato nell'Ottocento; tuttavia, avvalendosi solo di una memoria tramandata oralmente, parecchie cose sono andate disperse. Anche dopo la nascita del Teatro dei Pupi, materiali preziosi hanno preso il largo, passando di famiglia in famiglia, da nonno a nipote, o rovinandosi, visto la deperibilità dei materiali con i quali erano fabbricate le marionette».
Come mai questo tipo di teatro non si è diffuso altrove?
«Qualche anno fa, in realtà, feci un gemellaggio tra il Teatro dei Maggi, diffuso nell'Appennino tosco-emiliano e quello dei Pupi. Si tratta di un'arte teatrale basata sulle stesse gesta di cavalieri, ma se in Sicilia i protagonisti sono delle marionette, il Teatro dei Maggi impiega attori veri».
Come mai un Teatro Drammatico dei Pupi proprio a Milano?
«I siciliani hanno tradito la loro tradizione: non so quanti miei compaesani abbiano mai assistito ad uno spettacolo di Pupi; siamo a Milano da un ventennio, dove la gente, aperta alle novità e attenta ad ogni tipo di spettacolo, sembra apprezzare il nostro modo di fare arte e cultura nel medesimo tempo».
Che tipo di pubblico avete?
«Anche se lavoriamo molto con le scuole, mettendo in scena le favole più conosciute dai bambini, spesso su commissione, la nostra stagione si rivolge ad un pubblico adulto».
Siete fedeli ai testi originali?
«C'è stato qualcuno che ha proposto di invertire l'esito delle perenni lotte tra musulmani e cristiani, dove, come ben sappiamo, erano questi ultimi ad avere la meglio. Non capisco perché dovrei snaturare una tradizione per favorire chi dovrebbe invece adattarsi lui alla nostra cultura».