Sanità, arrestato Angelucci il re delle cliniche private

Luca Rocca

Posti letto fantasma, assistenze negate, prestazioni e ricoveri inesistenti. E, soprattutto, «contatti istituzionali» sospetti. Con queste accuse è stato arrestato il «re delle cliniche» private Giampaolo Angelucci, editore dei quotidiani Libero e Riformista. La procura di Velletri ipotizza per lui, per suo padre Antonio (deputato del Pdl su cui pende una richiesta di autorizzazione a procedere) e per altre 18 persone, una maxi-truffa al sistema sanitario nazionale. Un raggiro da 99 milioni di euro (e non da 170 come inizialmente ipotizzato). Accuse gravi, lontane nel tempo, alcune delle quali supportate da riscontri non sempre puntuali, condite da centinaia di intercettazioni che hanno finito per coinvolgere, più o meno direttamente, politici, ministri, imprenditori, funzionari regionali, giornalisti, impiegati, esponenti delle forze dell’ordine. Per il gip le venti persone a vario titolo coinvolte, avrebbero costituito un’associazione a delinquere che, dal 2005 al 2007, avrebbe scientificamente truffato lo Stato attraverso fatturazioni di prestazioni sanitarie mai effettuate o avvenute senza autorizzazione.
L’atto d’accusa, a una prima lettura, sembra spietato: «Angelucci Antonio e Angelucci Giampaolo e altri (...) si sono accordati fra loro per compiere una serie determinata di truffe relativamente alle prestazioni sanitarie erogate dalla casa di cura San Raffaele di Velletri (...) e verosimilmente nel più ampio contesto di analoghe condotte in altre strutture del gruppo Tosinvest (la finanziaria di famiglia ndr) facente capo agli Angelucci stessi (...). È dunque risultato – continua il gip - che la Tosinvest rappresenta un potente gruppo che attraverso la compiacenza e la complicità di funzionari pubblici nei confronti dei quali suscita un timore reverenziale, persegue la strategia della locupletazione illecita dei guadagni (...). Dalle indagini emerge l’influenza e l’ascendente esercitato anche in considerazione dei mezzi di comunicazione a disposizione (Libero e Riformista), utilizzati per perseguire i loro obiettivi». La procura prima e il gip poi, portano un attacco violentissimo alla stampa utilizzata per operazioni di lobbying... «I vertici del gruppo dimostrano di essere consapevoli di poter superare qualunque ostacolo impedisca loro il raggiungimento dell’obiettivo prefissato potendo orientare l’informazione per i propri fini, potendo sfruttare le conoscenze istituzionali, non avendo scrupolo nell’influire sulle indagini dei carabinieri del Nas». I legali degli Angelucci promettono battaglia convinti che le granitiche certezze dell’accusa si possano ritorcere contro la procura. Giudicano infatti «abnormi e sproporzionate le misure poste in essere» e sottolineano la loro «totale estraneità ai fatti addebitati di fronte ad accuse opinabili e particolarmente deboli». Tutto per vicende del 2007, proseguono i legali, collegate alla formulazione di diagnosi mediche di una clinica di fisioterapia di Velletri «probabilmente mal completate». Su 1.570 prescrizioni, infatti, solo una minima parte (una cinquantina) risulterebbero compilate non correttamente. Il discrimine tra la maxi truffa e le ricette fatte coi piedi non è sottile.