Sanità, il commissariamento è alle porte

La sanità del Lazio è a un passo dal commissariamento. Le voci si rincorrono, il provvedimento sembra alle porte. E la conferma indiretta arriva dal presidente della Regione Piero Marrazzo, che ieri si è affannato a rassicurare tutti, ma soprattutto se stesso, come in una sorta di training autogeno: «Il Lazio ce la può fare da solo», il mantra del governatore. L’assessore al Bilancio Luigi Nieri va oltre e arriva a smentire anche l’aumento della pressione fiscale da noi prospettato proprio ieri su queste pagine: «In occasione del tavolo tecnico istituzionale composto da Regione Lazio e ministero dell’Economia - dice Nieri - sono stati presentati, in maniera puntuale e dettagliata, i conti relativi al 2007. La Regione Lazio ha comunicato ufficialmente al Tesoro che esiste in bilancio la copertura dell’eventuale extradeficit al fine di impedire l’aumento della fiscalità per i contribuenti. La Ragioneria dello Stato ha confermato ufficialmente che per la Regione Lazio non è necessario alcun aumento delle tasse».
Parole. I fatti sono il rosso fisso delle casse sanitarie, per le quali l’extragettito di 700milioni di euro di Irpef e Irap, i 377 milioni di fondo di accompagnamento per le regioni in sofferenza finanziaria e il miliardo di euro intascato come fondo sanitario corrente sono stati pannicelli caldi. E la proiezione per il 2008 non è migliore. «Si stima una proiezione negativa di 1,7 miliardi di euro che deve assolutamente essere invertita - denuncia il senatore Andrea Augello, membro della commissione Bilancio di Palazzo Madama - così come dev’essere portato a compimento il piano di rientro del deficit che sembra essersi invece arenato. Il rischio di commissariamento non è stato affatto sfangato». Un eufemismo per dire che la sanità del Lazio probabilmente finirà sotto tutela. Solo qualche giorno fa il Tesoro ha sollecitato l’applicazione del piano di rientro, e questo Nieri non lo ha detto. Infatti, oltre a mancare l’intero apparato che ridisegna la rete ospedaliera, rimane deficitaria anche la ridefinizione dell’offerta dei servizi compresa anche l’offerta ambulatoriale che ha visto sì erogato un finanziamento per 19 progetti volti alla riduzione delle liste di attesa ma che, a oggi, non ha prodotto risultati evidenti. Alla stessa stregua mancano i tetti di definizione dei posti letto con uno standard che si attesta su 5 posti letto ogni mille abitanti e non 4,5 come la Regione avrebbe previsto. E fin dall’ultimo rendez-vous dei vertici regionali con l’ex governo Prodi, rimanevano incompiuti anche i termini delle convenzioni stipulate con la sanità privata, mentre non era ancora stata adottata la contabilità per i centri di costo di ciascuna Asl, azienda ospedaliera e universitaria. A fronte di queste carenze risulta insufficiente che non solo la Regione è inadempiente sul buona parte del piano di rientro ma non ha effettuato un congruo monitoraggio della spesa.