Sanità, concertazione a senso unico

Antonella Aldrighetti

Il filo rosso che si annoda intorno alla gestione sanitaria della giunta ulivista di Piero Marrazzo parte da lontano. Già, arriva fin dall’Emilia Romagna dove, l’esperienza della razionalizzazione dei servizi è la pietra miliare della sanità regionale per cui, quale migliore consigliere se non uno o più esponenti emiliani nel formulare un progetto organico e funzionale ai tagli che la maggioranza di sinistra ha intenzione di attuare nel Lazio? E ancora. Quale migliore ambiente dove realizzare il piano di riordino sanitario se non al Policlinico Umberto I dove il manager ferrarese Ubaldo Montaguti già tre mesi fa ha organizzato i primi convegni per delineare lo stato dell’arte delle prestazioni ambulatoriali?
«Dalle esperienze riprodotte nei progetti dell’Umberto I alla capacità di allargarli all’intero comparto sanitario del Lazio il passo è breve perché - accusa Gianni Romano, segretario regionale della Fials/Confsal - il piano dell’offerta assistenziale ridotta all’osso, al quale la giunta ha dato il via libera, e che comprende il taglio dei ricoveri ospedalieri (da 245 ogni 1000 abitanti a 185), i Pac (pacchetti calmierati di analisi cliniche per la diagnosi di alcune patologie) e l’istituzione dei day service (che negli Usa altro non sono che servizi sociali per gli homeless) al posto degli ambulatori, è stato espressamente esposto già i primi di febbraio quando la delibera regionale sul riordino dell’offerta sanitaria è stata licenziata dalla giunta solo il 22 marzo. Il direttore Montaguti invitò a quel convegno addirittura l’assessore alla Sanità dell’Emilia, Migliori, e il responsabile dei Pac del Sant’Anna di Ferrara, Verzala». Vale a dire che per la posa della prima pietra del «cantiere sanità» la Regione Lazio prende spunto dalle politiche sanitarie emiliane e scarta quelle proposte che potrebbero arrivare dai sindacati «non troppo allineati». Questione di bandiera? «Quale che sia il motivo che dall’insediamento a oggi abbia indotto la giunta Marrazzo a non chiamarci al tavolo della concertazione non lo sappiamo, anche se abbiamo presentato richieste formali e segnalazioni per individuare le disfunzioni del servizio sanitario - precisa Gianni Romano -. Sappiamo solo che la giunta regionale ha contravvenuto a un articolo dello Statuto dove vengono espressi i diritti e i valori fondamentali della democrazia che ripudia ogni forma di discriminazione e intolleranza».
E sulla discriminazione della Fials dal tavolo sindacale spende qualche parola pure il capogruppo di Forza Italia, Raffaele D’Ambrosio. «È anomalo e inusuale che la sinistra regionale dopo essersi prodigata a dare ascolto alla cittadinanza per formulare un bilancio partecipato, per quanto riguarda l’aspetto socio-sanitario discrimini nella partecipazione alle trattative la Fials - ha precisato l’azzurro, che aggiunge pure uno spunto di riflessione sulle politiche sanitarie al ribasso - Invece di risparmiare sul superfluo, nel Lazio si taglia a metà l’aspirina». E gli fa eco pure la dirigente sindacale dei medici universitari della Fials, Maria Ciardi (candidata di Forza Italia al Consiglio comunale) che sottolinea: «Non si può con queste premesse ottimizzare la medicina, anzi quello cui stiamo assistendo è un processo di burocratizzazione atto a ingessare il settore: serve creare invece una medicina di prossimità allacciata al comparto ospedaliero prima di riorganizzarlo con i pacchetti ambulatoriali complessi e i day surgery».
Sembra che però il piano sia già in fase di attuazione proprio all’Umberto I dove «radio corsia» riferisce che presto saranno abbattute le prestazioni in day hospital a favore dei day service. Niente di più certo dopo che ieri è bastata la presenza dell’assessore Augusto Battaglia a ricoprire la veste del paciere per sedare la vertenza sull’ospedale universitario avviata da Cgil, Cisl e Uil dopo le accuse di «latrocinio» mosse dal general manager la scorsa settimana. È Battaglia che fa sapere infatti che «i rappresentanti sindacali hanno confermato la volontà di portare avanti insieme il grande progetto di riorganizzazione del Policlinico Umberto I che dovrà diventare il più grande e moderno ospedale d’Europa». Chissà se la Triplice si è impegnata anche a «strappare» a Battaglia le risorse finanziarie per ottemperare al pagamento degli arretrati contrattuali del personale del Policlinico: l’unico a non averli ancora deve percepiti.