Sanità, conti in rosso in sei Regioni Scattano gli aumenti di Irap e Irpef

L’ultimatum colpisce Liguria, Campania, Sicilia, Lazio, Abruzzo e Molise

Antonio Signorini

da Roma

Il governo di centrosinistra ha fatto la sua scelta. Il problema del rosso nei conti della sanità di alcune Regioni - cioè una delle principali cause dell’aumento del deficit italiano - sarà risolto applicando in modo rigoroso la Finanziaria 2006 del governo Berlusconi. Per la Liguria, il Lazio, l’Abruzzo, il Molise, la Campania e la Sicilia scatteranno tutte le misure che il ministro Giulio Tremonti aveva previsto per le Regioni che sforano in modo grave il budget per prestazioni e, soprattutto, per i farmaci. Misure che potrebbero arrivare a comprendere aumenti automatici di Irap e dell’addizionale Ire (ex Irpef). La quota regionale dell’imposta sui redditi potrebbe passare al tetto massimo dell’1,4 per cento e l’Irap crescere di un punto.
In un primo momento sembrava che il ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa volesse puntare da subito su questa misura. In mattinata ha sottolineato il carattere automatico degli aumenti, precisando che quella del giro di vite fiscale non sarebbe stata «una decisione presa da questo governo», ma l’attuazione dei meccanismi previsti dall’ultima Finanziaria. Una scelta obbligata della quale - aveva assicurato - le Regioni sono a conoscenza. In realtà margini di trattativa e di discrezionalità politica non mancano, come ha dimostrato la reazione di gran parte delle Regioni interessate e la parziale correzione di rotta di Via XX Settembre arrivata in serata, con la concessione ai governatori di un altro mese di tempo per mettere a posto i conti.
Subito dopo l’annuncio che l’ora «x» per gli aumenti Ire e Irap era ormai scattata, si è fatto sentire il governatore del Lazio Piero Marrazzo. «Ora si apre il confronto con il governo», ha detto nel tentativo di far tornare il percorso previsto dalla legge per le Regioni non virtuose alla fase precedente. Marrazzo ha spiegato di aver inviato martedì il piano di rientro, che comporta tagli per più di un miliardo e mezzo di euro e «l’affiancamento» dell’esecutivo nel monitoraggio dei conti, altra misura prevista dall’ultima Finanziaria del governo Berlusconi. L’altra situazione grave è quella della Campania, ma la giunta Bassolino non ha battuto ciglio. Dalla Sicilia sono arrivati segnali ancora meno amichevoli, nei toni e nella sostanza, rispetto a quelli del Lazio. Il governo della Regione - ha annunciato la presidenza - non recepirà alcun aumento automatico di Irpef e Irap, «in virtù del nostro statuto che tra l’altro ha valore costituzionale, che attribuisce alla Regione la facoltà di imposizione». «Siamo sul filo ma penso che possiamo farcela ad evitare l'aumento delle addizionali su Ire e Irap», ha assicurato il presidente della Liguria Claudio Burlando. In corsa per evitare il salasso la Regione Molise: abbiamo «già messo a punto un piano di rientro del deficit sanitario», ha annunciato il presidente della giunta Michele Iorio.
In difesa dei governatori è sceso in campo il presidente della conferenza delle Regioni Vasco Errani sottolineando che le giunte «specie in questa fase, sono impegnate fortemente in un’azione di risanamento e qualificazione della spesa sanitaria e intendono, anche per il futuro, fare in pieno la propria parte». In sostanza la proposta dell’organismo che rappresenta le Regioni è di aspettare. Prima di far scattare gli aumenti di Irpef e Irap per le Regioni che hanno sforato la spesa sanitaria, propone Errani, il governo dovrebbe valutare i piani di rientro.
Proposta recepita dal ministero di via XX Settembre che in serata ha precisato: «Il ministero dell’Economia è pronto a collaborare con le Regioni in disavanzo di gestione, e che saranno colpite da misure di aumento dell’Irap e dell’Irpef, se queste stesse presenteranno entro il mese di giugno misure adeguate di correzione dei conti». Un mese di tempo, quindi, per non far pagare ai contribuenti gli errori degli amministratori.