"Sanità, controlli: c'è chi sorpassa in curva ma noi lo becchiamo"

Formigoni non vuole parlare di scandalo per il Galeazzi: "Non è una caso di malasanità ma di irregolarità amministative. Siamo noi a segnalare gli illeciti ai magistrati"

«La Lombardia è l’unica Regione in pareggio di bilancio da sei anni, quindi evidentemente queste truffe sono fatti marginali. Siamo anni luce avanti rispetto al resto dell’Italia. Garantiamo la massima qualità, riconosciuta da tutti, abbiamo il miglior sistema dei controlli. C’è ancora qualcuno che sorpassa in curva, ma noi lo becchiamo». Roberto Formigoni è quasi inarrestabile mentre difende la sanità lombarda e minimizza la portata dell’inchiesta sulla clinica ortopedica Galeazzi: «Nessuno scandalo. Non è stato mandato nessuno in galera e non c’è un danno alla qualità delle prestazioni erogate».
Perché non sarebbe uno scandalo? È un’inchiesta della magistratura su una struttura sanitaria.
«Mi sono rifiutato di parlare di scandalo perché la vicenda non riguarda la malasanità ma irregolarità nel pagamento, che noi vogliamo perseguire per carità, ma non si tratta certo di operazioni o interventi scorretti. Siamo davanti a presunti errori di imputazione amministrativa. Distinguiamo le cose».
Vuol dire che la questione non riguarda qualità delle prestazioni sanitarie?
«Dal decreto di sequestro, ormai pubblico, è chiaro che le presunte irregolarità riguardano interventi di dermatologia e chirurgia plastica, quindi settori molto lontani dall’ortopedia, che è l’attività principale della struttura. Rispetto alle novantamila cartelle che ritenevano irregolari all’inizio delle indagini, ora sono contestate poche centinaia di cartelle. Quindi il caso è stato ridimensionato».
Non vede il rischio che situazioni del genere si ripetano?
«Questa vicenda riguarda il 2005-2006 e siamo già intervenuti dal primo gennaio 2007 introducendo il principio per cui, quando vengono individuate irregolarità dai Noc, i nostri 007 della sanità, sospendiamo i pagamenti. Ci sono molti casi in cui ciò è già accaduto. Nel 2008 abbiamo controllato il 7 per cento delle prestazioni sanitarie, mentre la legge prescrive il 2 per cento e moltissime Regioni non fanno alcun controllo».
L’impressione è che le irregolarità vengano fuori piuttosto di frequente.
«Ma siamo noi a segnalarle alla magistratura! Ci sono Regioni in cui gli scandali non vengono mai fuori ma poi si scopre che hanno miliardi e miliardi di debito e non fanno mai controlli. Il Lazio, la Campania, hanno un deficit spaventoso e standard decisamente inferiori ai nostri. Noi siamo avanti anni luce rispetto al resto del Paese. In Lombardia si eseguono 2 milioni e 300mila ricoveri l’anno, le prestazioni sanitarie sono oltre 150 milioni, quindi su una platea così enorme, che controlliamo al 7 per cento, è fisiologico che saltino fuori presunte irregolarità».
L’opposizione contesta il sistema degli accreditamenti delle strutture private. Lei pensa che ci sia qualcosa da rivedere?
«Ma per carità! Funziona perfettamente. I divieti di sorpasso ci sono ma sarà mica colpa dello Stato o delle leggi che li vietano!E con le nuove norme perfezioniamo ulteriormente i controlli. Nel 2009 porteremo i controlli al 10 per cento delle prestazioni e questo ci porterà a individuare praticamente tutte le irregolarità».
Che cosa succede alle strutture sanitarie non in regola?
«L’accreditamento non è a tempo illimitato ma soggetto a verifica. Ogni tre o cinque anni possiamo non rinnovarlo e ogni volta le richieste devono ripartire da capo. Altra novità, abbiamo stabilito ulteriori criteri per produrre regolarmente una serie di cartelle cliniche più sosfisticate e più controllate per avere rimborsi».