Sanità, il disavanzo ormai fuori controllo In arrivo la stangata

Sulla nuova bocciatura del Piano di rientro interventi di Pallone (Fi), Maselli (Udc), Desideri (Dc), Luzzi, Fiorito e Cicchetti (An)

È diventato l’incubo dei governatori. Il buco della Sanità laziale potrebbe gravare sui governi regionali come un macigno, che in termini pratici significa sganciare soldi e tappare il buco. E ieri l’assessore alla Sanità della Regione Lombardia Luciano Bresciani ha parlato chiaro nel corso della Commissione sanità alla Conferenza delle regioni. «Si sta cercando di coprire il deficit sanitario della regione Lazio con vari artifici ma noi non siamo d’accordo: è ora di finirla». «Non siamo d’accordo sul fatto - ha detto - che i debiti del Lazio debbano pagarli tutti gli italiani. È ora di finirla. Il trend del buco del Lazio varia da 1,6 a 1,8 miliardi l’anno: non è facendo una trasfusione che si ferma un’emorragia».
«Noi l’avevamo detto - commenta il capogruppo della Democrazia Cristiana per le Autonomie alla Pisana, Fabio Desideri -. I finti tagli estivi, da noi denunciati come gioco delle due carte, che il ministero ovviamente non si berrà, causeranno una nuova bocciatura del Piano di rientro del deficit. Così è stato. Alla luce di ciò, l’assessore alla Sanità e quello al Bilancio sono chiamati a offrire urgenti spiegazioni».
«Commissariare politicamente Marrazzo, non più il solo assessore Battaglia - chiedono, invece, il capogruppo di An alla Pisana, Antonio Cicchetti, e i consiglieri regionali Tommaso Luzzi e Franco Fiorito -. Questa sembra essere la terapia più appropriata per una Giunta che, dalla data del suo insediamento ad oggi, non è riuscita a risanare i conti e sta facendo sprofondare l’intero settore della Sanità». «Ieri - aggiungono gli esponenti del centrodestra - la notizia che i funzionari dei ministeri dell’Economia e della Sanità hanno bocciato il Piano di rientro del deficit sanitario; oggi quella dello sciopero dei medici che bloccheranno gli interventi chirurgici cosiddetti di elezione. Nel frattempo, la Procura di Roma ha aperto un’inchiesta sullo spoyl system attuato dal centrosinistra e si vanno organizzando comitati di familiari di degenti nelle Rsa del Lazio che protestano per il vistoso aumento delle rette (anche i Comuni di ogni colore stanno alzando la voce perché debbono rispondere con quote aumentate per gli indigenti del proprio territorio)».
«Non sono d’accordo con i colleghi di maggioranza e di opposizione - ha detto, dal canto suo il capogruppo di Forza Italia Alfredo Pallone -, Battaglia non può essere il capro espiatorio di questo fallimento. Né avrebbe senso metterlo sulla graticola visto che i suoi provvedimenti sono stati visionati, vagliati e approvati dal presidente Marrazzo, dall’assessore al Bilancio Nieri e da tutto l’esecutivo. È bene ricordarlo: gli atti della giunta sono collegiali quindi il fallimento è collegiale. Tutto il governo è implicato in questa gravissima bocciatura. Ne prendano atto. Lasciarsi irretire nel gioco al massacro di alcune componenti della maggioranza che vorrebbero la vittima sacrificale sarebbe un esercizio inutile che non giova a nessuno».
Infine il capogruppo dell’Udc Massimiliano Maselli mette il dito sulla piaga della probabile futura stangata. «Se il deficit sanitario del 2007 è di 1 miliardo e 200mila euro, come stimato dalla Kpmg, nuove tasse e commissariamento saranno inevitabili. In tal caso l’unica soluzione sarà quella di andare a elezioni anticipate nella prossima primavera: i cittadini del Lazio meritano rispetto e oltre al danno del continuo aumento delle tasse non possono subire la beffa di avere la loro sanità commissariata». «Di fronte ai dati del ministero del Tesoro che bocciano il piano di rientro - continua Maselli - l’assessore Battaglia, senza pudore, critica lo stesso ministero come aveva già fatto con il direttore regionale delle risorse finanziarie Artico e il sottosegretario alla Salute Zucchelli. Credo sia veramente troppo per un assessore che, di fronte a una situazione di conclamata criticità, anziché assumere un atteggiamento responsabile e cercare soluzioni valide in grado di rimodulare il piano di rientro, non trova di meglio che criticare l’operato altrui manifestando un forzato ottimismo che non ha fondamento».