Sanità e ’ndrangheta: 22 arresti

da Vibo Valentia

Erano riusciti a mettere le mani sugli appalti per lavori e forniture all'Azienda sanitaria e all'ospedale di Vibo Valentia e quando non riuscivano ad inserire le imprese «amiche» provvedevano ad estorcere denaro alle altre. Era questa uno delle fonti di guadagno della cosca Lo Bianco, colpita all'alba da 22 provvedimenti di fermo per associazione mafiosa finalizzata all'estorsione, ai danneggiamenti, all'usura, emessi dalla Dda di Catanzaro ed eseguiti dalla squadra mobile vibonese che per tre anni ha seguito ed intercettato gli affiliati.
Nell'ambito dell'inchiesta è stato raggiunto da un avviso di garanzia il vice presidente del Consiglio regionale della Calabria e segretario dei Popolari-Udeur calabresi, Antonio Borrello. L'accusa ipotizzata nei suoi confronti è voto di scambio e, come ha precisato lui stesso, «non ha nulla a che spartire con l'indagine su 'ndrangheta e sanità. La mia vicenda sarà ampiamente chiarita appena ne avrò la possibilità».
I Lo Bianco, legati ai Mancuso di Limbadi, una delle cosche più potenti della Calabria, per l'accusa esercitavano una pressione costante sulle attività economiche ed imprenditoriali di Vibo Valentia, arrivando al punto di «pattugliare» le vie cittadine per individuare nuove vittime. Quando ciò avveniva, gli affiliati intimidivano il commerciante o l'imprenditore di turno ed aspettavano che fossero le stesse vittime a chiedere la loro «protezione». E, ovviamente, non sfuggivano gli appalti nel settore della sanità.