Sanità A giugno cambia il Recup ma il Pdl critica la «rivoluzione»

«Perché la Regione Lazio vuole “internalizzare” il servizio di prenotazione delle prestazioni sanitarie Recup, affidandola a tre società che contribuirebbero non poco a indebitare ulteriormente le sue casse?». Esige chiarezza e risposte concrete il capogruppo regionale dei Socialisti riformisti-Pdl, Donato Robilotta, che alla commissione Sanità presieduta da Luigi Canali, ha manifestato le sue perplessità sul decreto firmato il 2 febbraio dal commissario ad acta Piero Marrazzo. Il provvedimento che rivoluzionerà il Recup dal primo giugno per Robilotta è «poco convincente»: «Attualmente il servizio - sottolinea - è gestito dalla “Lait”, mentre il decreto del Governatore ne prevede l’affidamento interno, in house, a una società fantasma, l’Asclepion, che peraltro doveva essere chiusa. Il provvedimento commissariale presuppone poi che questa società ricompri il supporto informatico per la gestione del Recup, che è già in possesso della Lait». L’internalizzazione, insomma, comporterebbe costi maggiori rispetto all’affidamento esterno del servizio, espletato attraverso un bando di gara. Di tutt’altro avviso il vicepresidente della giunta regionale Esterino Montino. Per lui obiettivo del decreto è aumentare la percentuale della consistenza di prenotazioni, pubbliche e private: «Le prenotazioni pubbliche col Recup sono il 28 per cento. Vogliamo incrementare il dato sia per le strutture pubbliche che per quelle private. L’in house è più garantista». Montino precisa che «la Lait rimarrà coinvolta sul piano della gestione del settore informatico del Recup, affiancata da Lazioservice per la gestione del personale e dall’Asclepion». Ma il progetto di restyling non soddisfa nemmeno il consigliere regionale del Pdl Massimiliano Maselli: «La maggioranza ha adottato un decreto commissariale che auspico venga rivisto con l’introduzione di un bando di gara».