«Sanità, il governo premia chi è in deficit»

C’è chi spinge per abbassare i ticket («una compartecipazione più limitata», per dirla in termini tecnici). E c’è chi la considera una scelta demagogica e chiede di aumentare i servizi e mantenere standard elevati. Le due filosofie sulla Sanità si misureranno questa mattina prima del consiglio regionale, durante la riunione tra Roberto Formigoni e gli assessori interessati, Alessandro Cè (Sanità), Gian Carlo Abelli (Famiglia e Solidarietà sociale), Massimo Corsaro (Industria e Piccole imprese), Romano Colozzi (Risorse e Finanze), Mario Scotti (Casa e Opere pubbliche). La sintesi proposta da Formigoni è «una spalmatura più equa» del ticket di dieci euro imposto dalla finanziaria. La decisione finale, comunque, spiega il presidente della Regione, «sarà presa dopo che la Camera voterà l’emendamento sul ticket». A quel punto le Regioni, Lombardia compresa, saranno costrette a rimodulare il sistema dei ticket sanitari.
La giunta è concorde nell’accusare il governo di aver messo in difficoltà la Lombardia. E Formigoni, seduto accanto al contestato ministro alla Sanità, Livia Turco, l’ha ripetuto a una platea di imprenditori dal palco del convegno «La Sanità (h)a tutti costi» organizzato da Assolombarda. «Un ordine del giorno del consiglio dei ministri, che è stato rinviato, prevede uno stanziamento straordinario di 3 miliardi di euro destinato solo alle Regioni in deficit. Francamente questo punto è inaccettabile» la critica del governatore.
In Lombardia i bilanci sono in pareggio. L’assessore di An, Massimo Corsaro, invita a proseguire sulla strada del miglioramento dei servizi: «Con la legge 31 abbiamo costruito una sanità riconosciuta a livello internazionale. Se ci fosse qualche avanzo di bilancio, sono convinto che tagliare qualche centesimo di euro di ticket sarebbe una scelta demagogica. Capisco che il populismo fa gola ma è socialmente più utile aumentare l’offerta di servizi agli assistiti». Ecco la proposta: «Incentivare le cure palliative e gli screening per le patologie tumorali».
Tre Regioni da sole (Lazio, Campania e Sicilia) sono responsabili del 70 per cento del disavanzo del sistema sanitario nazionale. Il controsenso, secondo Formigoni, è che vengano agevolate con ulteriori fondi in arrivo. Aggiunge il presidente: «È inaccettabile che le Regioni virtuose e che sono in pareggio poi vengano penalizzate». La Turco replica difendendo lo stanziamento di 3 miliardi di euro: «Se Lazio Campania e Sicilia vincono la sfida del superamento del deficit, è un guadagno per tutta l’Italia, inclusa la Lombardia».
Una tesi che non convince gli industriali. «Bisogna lasciare corsa libera alle Regioni forti. Chi sa correre non va frenato. È indubbia la differente capacità di gestione delle Regioni, quindi bisogna spingere verso un federalismo sanitario solidale ma soprattutto responsabile», sintetizza Renato Botti, presidente del gruppo Sanità di Assolombarda. Tanto più che le sfide sono sempre più elevate. Formigoni non le nasconde: «La sanità costa ed è destinata a costare sempre di più».