Sanità, «licenziato» l’assessore

Marrazzo ritira la delega della Sanità a Battaglia per dare al governo «un forte segnale di discontinuità» L’opposizione: «Colpa non solo sua, ma della maggioranza»

Dopo che l’ombra del commissariamento, grazie all’apertura di credito del governo, si era allontanata dalla Regione, serviva un forte segnale di «discontinuità». E il presidente Piero Marrazzo lo ha dato ieri, a quattro giorni dalla lettera inviatagli dal premier Silvio Berlusconi, ritirando le deleghe all’assessore della Sanità Augusto Battaglia, artefice di un doloroso quanto poco efficace piano di rientro del deficit sanitario, più volte rinviato al mittente dai tecnici del ministero dell’Economia.
Nulla di personale, per carità. Anzi, Marrazzo - che ora ha assunto la delega della sanità - ringrazia il suo assessore («persona di straordinario valore umano e professionale su cui l’amministrazione regionale potrà continuare a contare») per il suo impegno «costante e appassionato» e per i suoi sforzi, «che hanno prodotto grandi risultati nella riduzione della spesa, nel restituire trasparenza ai conti e quindi dignità al sistema sanitario regionale». Ma certo nell’ufficio di Battaglia la notizia è stata accolta come un fulmine a ciel sereno e i collaboratori dell’ormai ex assessore giurano che la decisione è stata comunicata al capo all’ultimo momento, dopo una mattinata di ordinario lavoro. Nulla di concordato, dunque. «Con la lettera ricevuta dal presidente del Consiglio dei ministri - spiega Marrazzo - si è aperta una fase nuova alla quale ho ritenuto di rispondere con un’assunzione di responsabilità, anche di fronte ai cittadini del Lazio, al massimo livello istituzionale».
Riduzione di posti letto, chiusura programmata di ospedali, tasse aumentate, spese ridotte all’osso, tagli che hanno colpito soprattutto le strutture convenzionate: la «ricetta» Battaglia non ha mai realmente funzionato. E i debiti della Regione hanno continuato a crescere a dismisura, fino allo spettro del commissariamento, scongiurato grazie all’intervento del governo e a fronte di un impegno a centrare gli obiettivi del piano.
Marrazzo ha ritenuto opportuno dare un segnale di discontinuità con la vecchia gestione, ma in molti pensano che Battaglia sia solo un capro espiatorio. «Le responsabilità sono di tutto il governo regionale e della maggioranza», tuona il capogruppo di Fi al consiglio regionale Alfredo Pallone. Gli fa eco Donato Robilotta, capogruppo dei socialisti riformisti: «Se Marrazzo pensa che licenziato Battaglia il problema della sanità sia risolto, si sbaglia di grosso». Anche per il senatore Cesare Cursi «sotto esame è l’intero esecutivo regionale, che nei prossimi giorni dovrà dimostrare di saper dare quelle risposte di contenimento strutturale della spesa che non è riuscito a deliberare negli ultimi tre anni».
«Da anni chiedevamo la testa dell’assessore Battaglia - commentano invece Domenico Gramazio, vicepresidente della commissione Sanità al Senato, e il consigliere regionale Tommaso Luzzi - per la sua incapacità di gestire il servizio sanitario regionale, solo oggi se ne accorge Marrazzo». Fabio Desideri, coordinatore regionale della Rosa per l’Italia, osserva come con la «defenestrazione di Battaglia, Marrazzo ammette le ragioni dell’opposizione». Per Bruno Prestagiovanni, consigliere regionale di An, la revoca della delega è «tardiva e inconsistente».
Numeri alla mano, Battaglia si congeda ricordando tutte le cose fatte dal suo assessorato: «Nessuna amministrazione pubblica può vantare un risultato analogo a quello conseguito dalla sanità del Lazio in questi ultimi due anni, oltretutto in un settore di difficile comprimibilità, in quanto tutela diritti costituzionalmente protetti».