La sanità lombarda non paga: fuga degli infermieri in Svizzera

Stipendi tra i più bassi d’Europa: così i camici bianchi lasciano la
regione per lavorare oltreconfine. E a Milano restano quattromila posti
vuoti

Turni massacranti, soprattutto in estate, notti in bianco e uno stipendio che, nella loro categoria, è tra i più bassi d’Europa. Gli infermieri lombardi sono stufi di fare la parte della Cenerentola e in tanti si sono organizzati per cercare una via di fuga: prendono armi e bagagli e se ne vanno a lavorare Svizzera, dove uno stipendio supera i 2.500 euro. Tutt’altra musica rispetto ai risicati 1.300 euro italiani. Le ore di lavoro settimanali oltre confine sono otto in più alla settimana, ma non importa, la busta paga a fine mese è di sicuro più gratificante.
La tendenza a migrare nelle cliniche e negli ospedali svizzeri si fa sentire sempre di più. Tanto che nel Canton Ticino un infermiere su tre arriva dalla Lombardia, in particolar modo dalle province di Varese e di Como, le più vicine alla frontiera. «Il fenomeno sta aumentando - spiega allarmata Miriam Magri, vice presidente dell’Ipasvi di Milano, la federazione che rappresenta gli infermieri - e siamo sempre più alla canna del gas: in Lombardia mancano 8mila infermieri, di cui 4mila solo nella provincia di Milano. E per di più percepiscono uno stipendio bassissimo rispetto al resto d’Europa». A quanto pare però gli infermieri non vanno in Svizzera solo per guadagnare di più. «Lo fanno anche per questioni professionali - spiega la sindacalista - perché negli ospedali oltre confine il loro lavoro viene meglio riconosciuto e c’è un’organizzazione diversa, che qui manca».
Alla fine dei corsi di formazione, tanti infermieri, ancora prima di conseguire il diploma, annunciano chiaramente le loro intenzioni: «Qui non ci sto, non guadagno abbastanza per potermi mantenere». Svizzera a parte infatti, molti scelgono di tornare al paesello in Sud Italia, dove la vita costa meno. E la Lombardia, che sostiene le spese di formazione di centinaia di giovani, si vede sfuggire da sotto il naso tanta manodopera preziosa, tanti professionisti che non possono permettersi la vita cara di Milano. Per fermare l’emorragia, la Regione Lombardia aveva anche concesso 120 euro al mese in più in busta paga agli infermieri che avrebbero rinunciato a traslocare nel Canton Ticino. Ma non basta. La Lega Nord ha proposto di sancire un contratto regionale per gli infermieri, i sindacati chiedono alloggi convenzionati per aiutare i paramedici a far fronte al caro vita.
«Siamo appena tornati da un viaggio studio in Canada - spiega la Magri - e anche là i nostri infermieri sono molto apprezzati per la qualità della loro preparazione. Se non si cambia qualcosa, l’emergenza aumenterà e saranno sempre di più i professionisti che andranno a lavorare all’estero». La situazione in Lombardia, dove operano 54mila infermieri, è quella «di un cane che si morde la coda: più manca personale, più il lavoro per chi c’è diventa duro a fronte di uno stipendio basso». E la media del rapporto di assunti con gli abitanti presenti sul territorio è più bassa che nel resto d’Italia: in Lombardia operano 5,7 infermieri ogni mille abitanti. In Italia sono 6,9 e in Europa la media è di 8,9 ogni mille abitanti.