Sanità, alla Lombardia 300 milioni in meno

Sabrina Cottone

«La Lombardia non aumenterà le tasse, neanche un centesimo in più, nonostante sia la vittima illustre della manovra del governo». Roberto Formigoni fa tirare un sospiro di sollievo ai cittadini, e sono tanti, preoccupati che si sentano anche al Pirellone le ripercussioni della stretta prevista dalla finanziaria, con l’aggiunta del super bollo auto appena approvato dalla Camera. Le ultime notizie in arrivo da Roma aggiungono incertezza e allarme, perché parlano di un riparto del Fondo sanitario nazionale molto negativo per la Lombardia: alla Regione sarebbero sottratti 300 milioni di euro rispetto al previsto. Un’ipotesi contro la quale stanno combattendo Formigoni e i suoi collaboratori, rimasti nella Capitale proprio per strappare ogni euro possibile. La decurtazione è paragonabile per dimensioni a quella che si abbatterebbe sul Veneto, altra regione del Nord governata dalla Cdl. E i criteri scelti per ripartire i fondi sanitari (che sembrano penalizzare proprio le Regioni in cui il sistema sanitario è più efficiente) hanno spinto gli assessori di Giancarlo Galan a parlare di «penalizzazioni dovute al colore politico diverso».
Il Pirellone, comunque, promette che non vi saranno aumenti di Irpef, Irap, bollo auto e benzina. Inoltre per sanità, welfare, formazione non sono annunciati tagli né riduzione del livello dei servizi. A finire sotto la scure sono però gli investimenti. «Avremmo voluto raddoppiarli - spiega il presidente della Regione - e non possiamo. In questi anni abbiamo avuto un trend costantemente in crescita, adesso dovremo tagliare le punte più alte. Non taglieremo certo i 300 milioni che stanziamo per l’acquisto di nuovi treni (anche se avremmo voluto investire di più), né gli investimenti per gli ospedali».
La giunta ha approvato con questi presupposti i provvedimenti economici regionali. Il bilancio 2007 è da 22,3 miliardi, di cui 14,5 per la sanità. Spiega l'assessore al Bilancio, Romano Colozzi: «Il nostro bilancio è solido e la nostra gestione efficiente. Per questo siamo in grado di mantenere la pressione fiscale invariata. Non solo: possiamo assicurare che manterremo gli impegni sugli investimenti già programmati (in particolare su capitale umano, formazione e ricerca), garantiremo gli stessi standard qualitativi di tutti i servizi del welfare. In più puntiamo a effettuare i pagamenti verso i fornitori (in particolare nel settore sanità) a 180 giorni rispetto ad una media nazionale che sfiora i 300 giorni, evitando dunque di penalizzare cittadini e imprese».
La scelta di non aumentare le tasse arriva nonostante la Lombardia sia tra le Regioni più colpite dalla finanziaria, e quel che è paradossale proprio perché ha i conti a posto. Il Patto di Stabilità interno per il 2007 prevede infatti un livello della spesa complessiva (corrente + capitale) entro i limiti della corrispondente spesa dell'anno 2005 ridotta dell'1,8%. Un’impostazione che impedisce nuovi investimenti e che colpisce soprattutto chi (come la Lombardia) negli ultimi anni aveva già ridotto all'essenziale la spesa corrente di funzionamento (11% contro il 20% della media delle Regioni italiane e il 24% dello Stato). Inoltre, le tabelle della Corte dei conti citate dalla Regione dimostrano come la Lombardia abbia il rapporto fra numero di dipendenti e abitanti più basso e anche il costo del personale più basso rispetto al totale delle spese correnti.