Sanità nel Lazio, ecco la «cura Marrazzo»

L’ex assessore Verzaschi: «Completare le Unità di cura primarie»

La «cura» della giunta Marrazzo alla sanità laziale si concretizza attraverso un’unica ma efficace parola d’ordine: tagli. Edulcorata, dai delegati dell’ex conduttore televisivo, come «razionalizzazione» delle risorse. Ed ecco che d’incanto l’affanno di dover dare risposte concrete alla cittadinanza che avrà, presto o tardi, bisogno di una qualsivoglia prestazione medico-ospedaliera, viene «chirurgicamente» asportato, risolto. L’assetto ridisegnato attraverso quello che viene chiamato già il «cantiere sanità». Dove la parola cantiere sottintende nuovi ospedali? Neanche per sogno. Sta per taglio dei posti letto nelle strutture ospedaliere pubbliche già esistenti. A fronte dei quali però sarà ampliato il numero delle convenzioni con le strutture private? Assolutamente no. Quelle preesistenti verranno rivisitate e corrette, ma al ribasso. E allora, taglio dopo taglio, arriviamo al famigerato ticket sui farmaci. Verrà tagliato anche questo? Magari. Semmai il provvedimento dovesse essere varato, ci vorrà del tempo. A settembre, suggerisce qualcuno. «In autunno - ribatte l’assessore alla Sanità, Augusto Battaglia - e l’autunno va dal 21 settembre al 21 dicembre». Per cui per l’abolizione della «gabella» sulle ricette, l’unico taglio che avrebbe favorito i diretti fruitori, c’è da attendere sine die, perché al momento la giunta sarebbe impegnata a risolvere le «emergenze». Quali? «I conti della sanità», chiosa sicuro Battaglia. Eppure il debito sanitario è stato dimezzato in 5 anni di giunta Storace. E non è un caso che anche sulla programmazione delle risorse si siano raggiunti standard d’eccellenza rispetto agli anni passati: stabilendo così un percorso virtuoso tra prestazioni fornite dal Ssn e strutture convenzionate. Alla base di quegli orientamenti strategici che non possono essere definiti estemporanei.
Sta di fatto che durante il convegno promosso dall’Aiop (Associazione italiana ospedalità privata), tenutosi ieri in Regione, ad avallare la sinergia tra pubblico e privato c’è quanto espresso da Fernando Silori, secondo il quale «al cittadino non interessa se l’ente che eroga il servizio sia di proprietà pubblica o privata, ciò che occorre è garantirgli una prestazione qualitativamente corretta, economicamente compatibile e in tempi rapidi». Ma ecco che pure sui tempi ragionevolmente rapidi l’assessore ha qualcosa da ridire: «Bisognerà rivedere la prenotazione delle prestazioni». Che suona «rivedere il servizio Recup». Sul come non è dato sapere, anche perché «il sistema unico di prenotazione delle prestazioni sanitarie e delle visite specialistica, via telefono o internet, lo si deve al governo Storace - aggiunge Fabio Desideri, capogruppo della Lista Storace -. Con il Recup, è migliorata la situazione disastrosa delle liste di attesa ereditata dalla giunta Badaloni. È stata inoltre istituita la conferma della prenotazione, che arriva direttamente a domicilio».
Botta e risposta che delineano quanto, allo stato dell’arte, i nuovi padroni della «casa di vetro» navighino a vista sull’onda del «no» a ciò che è stato realizzato. E dinanzi alla rotta che l’assessore Battaglia sembra aver intrapreso, come un miraggio si para il «modello» Toscana, dove «l’assistenza ospedaliera - dice - è del 43 per cento mentre quella territoriale del 57. Nel Lazio l’eccedenza è inversa: il 59 per cento dei servizi sono erogati dai nosocomi, il resto dal territorio». Vale a dire meno ospedalizzazioni e maggiori prestazioni nei presidi ambulatoriali. Punto sul quale però l’ex assessore alla Sanità, Marco Verzaschi, non ci sta e mira dritto al nocciolo della questione destabilizzando la filosofia Marrazzo-Battaglia.
«L’ospedalizzazione è stata già molto ridotta sul territorio - replica l’esponente azzurro -, in compenso è stata maggiorata l’assistenza ambulatoriale. Ora bisogna completare l’accreditamento del comparto privato ma non prima di approvare la delibera 693 sulla programmazione». Insomma, una questione di tempistica? «È prioritario completare l’opera delle Unità di cura primarie, considerando anche il coinvolgimento dei medici che vi hanno aderito e soprattutto pagare loro quelle prestazioni aggiuntive che hanno già fornito; poi - precisa Verzaschi - si potrebbe pure provvedere al taglio dei posti letto negli ospedali. Ma bisogna tenere presente la capillarità dei servizi».