«Sanità, pericoloso acuire lo scontro tra istituzioni»

Senatore Cursi, dalle polemiche di queste ore apparse sui principali quotidiani la Regione Lazio sembra addirittura penalizzata dal comportamento del Governo nazionale che non vuole sborsare i 5 miliardi di euro proprio destinati alla sanità regionale. È proprio così?
«È un atteggiamento pericoloso - dice il senatore, presidente della commissione Industria, Commercio, Turismo di Palazzo Madama - quello assunto dal commissario Marrazzo, e da altri esponenti della maggioranza regionale, di acuire, cioè, il confronto tra le varie istituzioni dello Stato per nascondere uno stato di effettiva incapacità in ordine ai provvedimenti da adottare per il rispetto dei parametri imposti dal piano di rientro e bene fa il ministro Sacconi, e il governo tutto, a tenere un comportamento di rigore. Credo che sia giunto il momento di dire, con chiarezza, ai cittadini come stanno effettivamente le cose».
E come stanno effettivamente le cose?
«L’aver approvato, prima, nella legge di assestamento di bilancio, al limite del dettato costituzionale, una serie di norme a dir poco inconsistenti in materia di organizzazione sanitaria, al solo scopo di bypassare il controllo dei tecnici ministeriali e, subito dopo, aver alzato un autentico polverone strumentalizzando oltre ogni misura un inciso estrapolato dalla relazione annuale della Corte dei Conti, danno il segno della pochezza di idee che da qui a qualche mese dovremo attenderci. Spiace inoltre constatare che le decisioni prese, su proposta della giunta, si pongano in aperto contrasto formale e sostanziale con il piano di rientro liberamente e responsabilmente sottoscritto dal presidente della Regione nel febbraio 2006».
Che tipo di impatto socio-economico avranno tali provvedimenti nel contesto organizzativo sanitario regionale?
«I provvedimenti deliberati dal consiglio nella manovra di assestamento non produrranno alcun effetto concreto poiché o sono neutrali - perché ripetono contenuti già scontati nel piano - o determinano maggiori oneri come nel caso degli incentivi alla mobilità, o avviano la chiusura di circa 300 posti letto rispetto ai circa 4700 che secondo il piano dovrebbero essere dismessi nel periodo 2007-2009».
Un effetto tangibile però l’avranno: la riconferma di tutti i direttori generali delle Asl fino a fine legislatura. Non è così?
«Questo lascia addirittura sbigottiti. L’attuale normativa prevede la decadenza automatica per i Direttori generali delle Asl che presentano bilanci in disavanzo, e quelle del Lazio lo sono tutte, ma la maggioranza di centrosinistra, proprio in tema di riduzione del deficit, con un colpo di spugna, ha riconfermato tutti i direttori generali senza far distinzione alcuna tra quelli meritevoli e quelli no, assimilando di fatto tutto e tutti. Credo che ci siano gli estremi per porre la questione di costituzionalità della norma, dopo aver perso però quella del buon senso, che è altrettanto importante».
Di fatto non cambia nulla: 9 miliardi di entrate e quasi 12 di spese. Tutto a carico dei cittadini e delle imprese del Lazio.
«È la triste realtà. La paventata chiusura dei tre ospedali, Forlanini, San Giacomo e Nuovo Regina Margherita, al di là della discutibilità della decisione, è storia vecchia. Sono circa tre anni che vengono annunciate e poi nulla di fatto. Anzi lo scorso anno un autorevole esponente dell’attuale maggioranza, ora neoassessore, auspicava per il San Giacomo addirittura l’elevazione a Dea di secondo livello. Rimane il fatto che il Veneto, a parità di abitanti e prestazioni rese, spende ogni anno circa 7 miliardi euro contro i quasi 12 del Lazio, che certo non eroga livelli assistenziali migliori».
E quindi, cosa serve?
«Serve qualcuno che sia in grado di far quadrare i conti riorganizzando in toto il servizio sanitario regionale. Se l’attuale commissario non è in grado di farlo, e non è una colpa, lasci la mano senza innescare altre inutili e pericolose polemiche tra le istituzioni, che per rispetto dei cittadini hanno sempre e comunque il dovere di dialogare».