«Sanità, pillola, Quattrocchi Tutti i patti traditi dalla sinistra»

Matteo Rosso (Fi) rifiuta l’idea delle larghe intese e ricorda tutte le beffe subite dall’opposizione

(...) Regione -. È una questione di coerenza, di rispetto del mandato ricevuto da chi mi ha scelto. Sono convinto che chi ha votato il mio partito e me in particolare, al sentir parelare di larghe intese sarebbe indignato».
Il dibattito, esploso sulle pagine del Giornale, ha scosso la campagna elettorale che pure è appena alla fase di riscaldamento. L’idea è quella di sfruttare le difficoltà della sinistra genovese, di allargare quella crepa che sembra aprirsi costantemente all’interno del centro sinistra e dei Ds in particolare tra i diversi aspiranti sindaci. Marta Vincenzi e Mario Margini, per fare due nomi, puntano alla stessa poltrona e c’è chi pensa che possano addirittura arrivare al punto di sfidarsi alle amministrative e non solo alle primarie, tanto sono convinti di avere un distacco sufficiente dal centrodestra. Tendere la mano a uno dei due, magari al meno radicale, servirebbe a garantirgli la vittoria ma anche a condizionarne le scelte. Se il centrodestra non può vincere a Genova, almeno può provare a pareggiare, o a non far stravincere gli avversarsi, è il concetto di fondo.
«Pochi discorsi, per la gente del centrodestra, questo si tradurrebbe con una sola parola: inciucio», tuona Matteo Rosso. Che non ne fa però solo una questione di vocabolario. «Il problema è un altro - incalza -. È cinque anni che la sinistra non fa altro che insultare il governo Berlusconi. E prima ancora aveva fatto con la giunta Biasotti in Liguria. Non hanno mai detto che un solo provvediemnto preso da noi fosse positivo, hanno solo criticato e deriso. Come si fa a pensare di affiancarsi a politici così?».
Matteo Rosso guarda all’elettorato di centro destra ed è convinto di interpretarne il pensiero. Ma soprattutto ci tiene a opporsi al progetto di larghe intese portando la sua esperienza politica di opposizione fatta in questi anni. «Ogni volta che abiamo teso una mano alla sinistra siamo rimasti scottati - premette prima di ricordare alcuni casi clamorosi -. Ci siamo già caduti troppe volte in questa trappola. Quando sono in difficoltà, loro si mostrano disponibili al dialogo, poi, appena incassato il voto, rinnegano tutto. Penso a quanto accaduto in Comune e rivedo la questione di Fabrizio Quattrocchi. Chiedevo il giusto riconoscimento per la guardia del corpo genovese morta eroicamente in Irak per mano dei terroristi e sono stato aggredito dalla minoranza. Anche tra i miei alleati c’è stato chi mi ha messo da parte sperando di ottenere un’apertura promessa dalla sinistra. Hanno aspettato un mese, hanno lasciato passare il momento in cui la maggioranza era più in difficoltà per le proprie divisioni interne e per l’emozione suscitata dal video dell’uccisione di Quattrocchi, e alla fine sono stati presi a pesci in faccia».
In Regione è andata anche peggio. In ballo c’era la sfida della Sanità e del bilancio. «Biasotti e il centro destra erano stati offesi e insultati in ogni modo, accusati di aver provocato un buco irreparabile - ricorda Matteo Rosso -. Ora che la sinistra è riuscita a tartassare i liguri con una raffica di tasse e aumenti, il buco è raddoppiato, la sanità è in deficit di 300 milioni. Ma quando erano in difficoltà ci avevano proposto di aprire un tavolo della Sanità: bene, si sono presentati in quattro, a quella che doveva essere una piattaforma per la collaborazione nell’interesse di tutti i cittadini non si è mai visto qualcuno della Margherita, dei Comunisti italiani, dei Verdi...». Il risultato, oltre alla beffa di una finta proposta di collaborazione, è stato quello che la sinistra è andata giù pesante anche nel taglio dei servizi. «Ci avevano promesso un confronto sul riordino dei posti letto, doveva esserci un contatto con i sindaci dei Comuni interessati, ma poi ha deciso tutto d’autorità la giunta, con il massacro degli ospedali - incalza Rosso, che cita un altro caso esemplare -. Abbiamo fatto una battaglia sulla sperimentazione della pillola abortiva e la sinistra aveva garantito che avrebbe tenuto conto delle nostre proposte, poi è andata avanti a botte di maggioranza».
Matteo Rosso prova a interpretare il pensiero della base, forte delle migliaia di voti ottenuti a Genova. È irremovibile? «Se Silvio Berlusconi mi dicesse che le larghe intese si devono fare a Genova accetterei, perché è lui che ha creato dal nulla Forza Italia nel ’94 e ha una visione complessiva della situazione politica certamente più ampia della mia - è la condizione di Rosso per il dietrofront -. Sennò non riuscirei a dare un senso al mandato che ho ricevuto. Sono stato eletto in caso di vittoria per governare, in caso di sconfitta per fare opposizione. E in Regione, sul bilancio, abbiamo messo alle corde la maggioranza, l’abbiamo costretta alla maratona e abbiamo fatto il nostro dovere. E poi non si è mai vista la sinistra che, anche quando è in minoranza, anche in quei posti dove non ha speranze di vittoria, viene a offrire un accordo». Larghe intese addio, a meno che... A meno che non lo dica Berlusconi in persona. Neppure un dialogo? «No, se la sinistra vuole dare prova di buona volontà, ritiri la legge sui Pacs - la butta lì Rosso -. Scommettiamo che non lo farà?». E la promessa di farlo non basterebbe.