Sanità, lo psichiatra arriva a domicilio

Il progetto è stato avviato dall'ospedale Sacco: gli educatori aiutano i pazienti a trovare autonomia in casa. Così si abbattono anche le spese di assistenza

Si chiama Supported Housing e si rivolge ai pazienti con gravi disagi psichici che hanno già trascorso un periodo in comunità terapeutiche, per ridare loro un'autonomia sia in casa che nella società. È un progetto psichiatrico che l'ospedale Sacco sta portando avanti insieme all'assessorato alla Salute del Comune di Milano. Nel capoluogo lombardo «sono circa 30mila le persone in cura nei diversi centri, ma - secondo gli psichiatri del Sacco - molti potrebbero essere seguiti a casa, con maggiori benefici e minori spese». Come sottolinea in una nota il direttore del Dipartimento di salute mentale, Teodoro Maranesi, «si tratta di pazienti che, nonostante un periodo di cura in comunità alle spalle, non sono in grado di affrontare la vita di tutti i giorni», quindi o rimangono in terapia o vengono rimandati a casa.
«La via di mezzo che abbiamo individuato - prosegue - è quella del reinserimento graduale. Il paziente è seguito a casa propria da un educatore che, in contatto costante con gli psichiatri, lo affianca all'interno della sua realtà». Il vantaggio psicologico, continua Maranesi, è che il «paziente non si sente abbandonato e la presenza dell'educatore garantisce un supporto personalizzato in tutte le situazioni quotidiane, dalla semplice compagnia al condividere i pasti o supportarlo nelle piccole incombenze di tutti i giorni».
Attualmente sono 20 le persone seguite dall'ospedale Sacco, anche se per il responsabile del progetto Claudio Pagani «dei 30mila pazienti ricoverati nelle varie strutture comunitarie terapeutiche milanesi, un numero elevato potrebbe essere seguito con progetti simili. In questo modo si permetterebbe, tra le altre cose, di alleggerire notevolmente la spesa potendo così assistere un maggior numero di persone».