Sanità Quanto è amaro il parto «dolce»

Quale migliore occasione se non la festa della donna per inaugurare la «Casa del parto naturale» dell’ospedale Grassi di Ostia? Di sicuro ha pensato questo, il presidente-commissario ad acta Piero Marrazzo che, sfruttando l’evento e il fatto che la maternità rappresenta l’esperienza più significativa nella vita di una donna, ha tagliato il nastro, l’8 marzo scorso, della prima struttura nel Lazio specializzata nel parto in acqua. Peccato però che il parto «dolce» della Giunta Marrazzo, costato 180 mila euro, sia ancora sprovvisto di autorizzazione regionale. E per di più da terminare. Manca infatti un corridoio coperto che dovrebbe collegare lo stabile, sito nel parco dell’ospedale, al reparto di Ginecologia e Ostetricia. Un percorso di 60 metri «vitale» per mamma e neonato. Ostacolato, inoltre, da alcuni gradini che impediscono l’accesso al reparto delle barelle.
Ma quelle architettoniche non sono le uniche barriere della Casa del parto. Non basta infatti l’igiene che regna nelle stanze, le salutari tisane che vengono offerte alle gestanti o le pareti abbellite da stampe di Matisse e Picasso a convincere le future mamme a sottoporsi al parto «dolce» dentro vasche piccole e meno comode di quelle normalmente in uso (2x1 metro, con una profondità di 80 cm). Inoltre, le stesse vasche sono sprovviste di un’apertura, atta a facilitare l’ingresso alla donna in travaglio.
A constatare l’inattività della Casa del parto, il consigliere regionale del Lazio del Pdl, Massimiliano Maselli, in visita ufficiale, ieri mattina, al Grassi: «L’apparenza inganna: questo proverbio è uno dei preferiti dal governatore Marrazzo. La Casa del parto che ho visitato in compagnia del direttore sanitario Maurizio Rango, pur presentandosi bene dal punto di vista architettonico ed estetico, ancora oggi non funziona. Significa che, se una donna volesse prenotarsi oggi, potrebbe esclusivamente usufruire dei servizi del vecchio reparto. Come al solito Marrazzo è riuscito, con un opera di perfetto maquillage, a camuffare qualcosa per ciò che non è». L’esponente azzurro si interroga sulla problematica del personale che dovrebbe prestare servizio all’interno della struttura: «Qualcuno dovrebbe spiegarci - sottolinea Maselli - quando e come il direttore dell’Asl Rm D, Giuseppina Gabriele, ha intenzione di assumere il personale necessario per attivare la Casa del parto, visto che esiste un blocco del turn over che non permette di fare nuove assunzioni. O forse, il direttore generale ha pensato di accreditarsi in questa fase di verifica sulle sue attività con questo progetto capestro?».