La sanità della Regione: più attese e meno servizi

La Fials Confsal denuncia che da ottobre a oggi nelle Asl sono aumentati i tempi necessari per sottoporsi a esami diagnostici, mentre in alcuni nosocomi sono stati tagliati reparti specialistici

Il bilancio gestionale dei primi due anni di amministrazione Marrazzo chiude decisamente in perdita: la razionalizzazione dei costi della politica è fallita perché a fronte di un aumento delle spese di rappresentanza della giunta regionale, spese di segreteria, indennità di incarico, risorse per consulenze, incarichi fiduciari pro tempore, esternalizzazione dei servizi e proroghe degli appalti non v'è stato alcun incremento di risorse da dedicare alla fruibilità dei servizi per i cittadini. Anzi quelli erogati, in prima istanza quelli socio-assistenziali e sanitari, sono in netto calo.
È l’affondo del sindacato autonomo Fials Confsal che ha presentato una disamina minuziosa dei provvedimenti che la giunta ulivista di Piero Marrazzo ha licenziato da maggio 2005 a oggi e, tirando le somme, ha decretato deludente la politica messa in atto. Ma è quando si vanno a toccare i numeri che viene fuori il vero bilancio delle voci in crescita. Prima fra tutti, dopo i costi esosi della macchina regionale (50 milioni di euro in più rispetto all’anno precedente), i tempi di attesa per gli esami diagnostici e specialistici. «Andando a verificare qua e là i tempi di attesa per prestazioni sanitarie troviamo risultati inquietanti - sostiene il segretario regionale Gianni Romano -. Per un ecodoppler nell’Asl Roma B si aspettano 136 giorni mentre ad ottobre se ne aspettavano 122, nella Roma C addirittura 160 giorni sui precedenti 158 e nella Roma E 172 sui precedenti 126. Nella Roma H lo stesso ecodoppler si ottiene in 130 giorni, a ottobre ce ne volevano 102. Per una mammografia nella Roma A ci vogliono 94 giorni di attesa quando a ottobre solo 77, nella Roma D 231 mentre in precedenza 105». E questo contesto merita pure una puntualizzazione ulteriore: le liste d’attesa crescono malgrado il numero complessivo di prestazioni erogate, in quelle stesse aziende, di mese in mese diminuisce.
Il resoconto delle voci in diminuzione riguarda invece il capitolo dell’offerta sanitaria: il taglio di reparti specialistici negli ospedali quali l’otorino al Policlinico e al Nuovo Regina Margherita, l’ostetricia al San Giacomo, la sospensione della Pet al Sant’Andrea per carenza di personale. E la Regione che replica? L’assessore alla Sanità Augusto Battaglia getta acqua sul fuoco: «Una delle priorità della sanità laziale è il contenimento dei costi, che sono superiori alla media nazionale per quel che concerne il costo medio per ricovero». Già, ma dei costi vivi della sua maggioranza glissa. Chissà perché quando invece la Fials chiede all’esecutivo regionale una profonda riflessione, magari a voce alta, visto che «emerge un quadro di inoperosità consistente quando si tratta di garantire servizi all’utenza a fronte di un ingegnoso attivismo sugli impegni di spesa da dedicare alle attività istituzionali e di rappresentanza».
«Un contesto - sottolinea Romano - che stride con una Regione che vanta un deficit sanitario cospicuo e che per recuperare il disavanzo ha innalzato le aliquote locali. Chiediamo pertanto a Marrazzo di motivare gli impegni di spesa in crescita a tutte le forze sociali e di spiegare la mancata razionalizzazione dei costi della macchina amministrativa regionale sfoggiati come vessillo di sobrietà».