Sanità: le restrizioni non valgono per tutti

Antonella Aldrighetti

Ridurre la spesa sanitaria è un obiettivo tanto ambizioso quanto inderogabile per la giunta Marrazzo, tant’è che l’assessore regionale alla Sanità Augusto Battaglia non perde un colpo per ricordarlo a qualsivoglia platea e perseguirlo con ogni mezzo. Si è partiti con la razionalizzazione delle prescrizioni dei farmaci, degli esami diagnostici e delle visite specialistiche passando pure per il taglio del numero dei medici impegnati nelle guardie notturne ai degenti degli ospedali e, non ultimo, si sta cercando di frenare i ricoveri. Insomma a conti fatti la linea da perseguire impone il bisogno di tirare la cinghia e limitare il numero di prestazioni mediche a carico del Servizio sanitario regionale.
Già, ma non per tutti, perché nel caso dei cittadini non comunitari che vivono e lavorano nel Lazio, si dovrebbe fare in modo di incrementare la loro frequentazione degli studi di medicina generale che invece risulta tanto sporadica quanto occasionale. Una «propensione a rovescio» che ha preoccupato la Fimmg regionale (Federazione dei medici di medicina generale) tanto da rimarcare la disaffezione di costoro proprio in occasione della terza giornata del Congresso della scuola di formazione, organizzata dal sindacato dei medici di base e che viene vista come «una disuguale educazione sanitaria perché il rapporto con il medico di famiglia è occasionale e non continuo come nel caso degli italiani». «Nel gruppo di 1.889 immigrati esaminati tra quindici medici di medicina generale nella zona centrale di Roma Rm A - ha affermato Massimo Mei, che ha coordinato la ricerca - è venuto fuori che le patologie più rappresentate, così come si evidenzia dallo screening delle ricette con le prescrizione dei farmaci, sono l’ipertensione, le malattie cardiovascolari e quelle gastrointestinali. Sono le stesse patologie più diffuse nella popolazione italiana, ma qui si evidenzia una differenza fondamentale: hanno le stesse malattie degli italiani ma non ricorrono allo stesso livello di prevenzione». E questo, per i medici di base, è un problema serio, molto serio: mentre i cittadini del Lazio bisogna rieducarli a frequentare di meno gli studi medici, al contrario bisogna invitare gli immigrati a frequentarli di più.
Sarà perbenismo o ipocrisia convenzionale quella espressa dalla Fimmg laziale? La domanda non è retorica, ma contando che proprio la Fimmg ha siglato la scorsa settimana un accordo integrativo con l’assessorato alla Sanità per impegnarsi a razionalizzare la spesa farmaceutica e specialistica, una risposta di coerenza comportamentale sarebbe d’uopo. Vale a dire che se la Fimmg punta a stimolare l’educazione della prevenzione nei cittadini non comunitari, soprattutto sui tumori, dimentica che la prescrizione esagerata di uno degli esami salva-vita per la prevenzione, ossia la risonanza magnetica, è stata vituperata da Augusto Battaglia in più di un’occasione. Eppure la Fimmg sembra non si perda d’animo, visto che già da maggio sarà disponibile una rete di medicina generale per offrire anche orientamento sul sociale a tutti gli immigrati regolari con particolare riferimento a badanti, baby- sitter, collaboratrici domestiche. «A questo fine saranno realizzati soprattutto nei grandi studi associati i Poss (punti di orientamento socio-sanitari) che - ha spiegato il segretario regionale del sindacato Pierluigi Bartoletti - saranno dotati anche di totem della salute da utilizzare come un bancomat con la tessera sanitaria». Senz’altro una meritevole iniziativa, ma che - ci si augura - non vada a rivelare due pesi e due misure: da un lato l’invito ai cittadini laziali a «raffreddare» consumi e diagnostica, dall’altro l’invito rivolto agli extracomunitari a aumentarne l’utilizzo.