Sanità, il risanamento del deficit può aspettare

Antonella Aldrighetti

L’amministrazione regionale persevera nell’immobilismo operativo e, anche a fronte di richieste esplicite da parte del governo nazionale, non realizza neppure quella politica di programmazione necessaria alla gestione economica. Un capitolo a parte se lo guadagna, si fa per dire, il piano di risanamento del deficit regionale che la giunta di Piero Marrazzo avrebbe dovuto redigere e presentare al governo già i primi di settembre. Avrebbe dovuto, appunto perché invece ancora non l’ha né presentato, tantomeno redatto. La certezza ce la dà il vicepresidente della commissione Sanità al senato, Cesare Cursi (An), che ha scandito i tempi delle mancate presentazioni: «Nell’ultimo appuntamento della Conferenza Stato Regioni il Lazio si è dimostrata l’unica regione che non ha presentato il piano triennale di ripianamento della spesa sanitaria, esistendo solo - sostiene il senatore di An - una delibera di giunta regionale che prevede, nel triennio, la chiusura di generici 5.000 posti letto. Nessun’altra specifica». Verrebbe da supporre, in questi termini, che sarebbe la falcidia dei posti letto il rimedio per il recupero di quattro miliardi di euro dei debito. Sarebbe, ma sembra che le cose non stiano proprio così. «Contestualmente al taglio dei letti negli ospedali romani e delle altre province si parla addirittura di aprire nuovi poli ospedalieri: uno ai Castelli romani, a Minturno e a Viterbo, mentre poi - commenta Cursi - abbiamo assistito alla grande enfasi per l’inaugurazione dell’ospedale a Valmontone. Un nosocomio di soli 70 posti letto tra degenze e day hospital: poco più di un poliambulatorio attrezzato visto che, come possiamo ritenere con certezza, un ospedale “vero” vanta almeno 120 posti letto. Ci farebbe piacere apprendere se, nella struttura ospedaliera di Valmontone ci sia l’unità di rianimazione e di quante sale operatorie è stato fornito. Non è inoltre peregrino conoscere i tempi per l’attivazione delle procedure standard di accreditamento e convenzionamento della diagnostica: vincoli che, anche in questo caso, ci piacerebbe conoscere assieme alle procedure adottate». Chissà se il governatore Marrazzo avrà il piacere di rispondere agli interrogativi posti visto che, più passa il tempo più il numero dei quesiti aumenta senza che si faccia luce sulla programmazione economica del prossimo futuro. Mentre, nel passato più prossimo rimane all’indice un altro spiacevole interrogativo: il caso del professore Francesco Cognetti direttore scientifico dell’Ifo Regina Elena San Gallicano. «Meriterebbe qualche spiegazione la posizione del presidente Marrazzo che prima ha dato il suo benestare all’allontanamento della personalità accademica dalla struttura di ricerca e ora è stato sconfessato dal Consiglio di Stato che ha accolto il ricorso. La vicenda vale un approfondimento. Ecco perché - precisa il senatore, responsabile del dipartimento Sanità di An e già sottosegretario alla Salute - ho chiesto e ottenuto un’audizione specifica del ministro Turco in commissione». Nella disamina dei nodi che presto arriveranno al pettine pure l’abbattimento delle liste d’attesa per specialistica e diagnostica sanitaria. «Visto che la regione non si è prodigata di fornire al ministero della Salute l’elenco di 100 prestazioni sulle quali imporre tempi certi per l’attesa dovrà essere esso stesso a stilarlo. Si può immaginare quanti mesi passeranno mentre, il consigliere Carlo Lucherini (Ds) - puntualizza Cursi - invece di proporre atti concreti parla ancora di progetti sperimentali».