Sanità in rosso, la carica dei furbetti del ticket Se adesso l’evasione conquista pure il Veneto

Controlli a campione sul 5 per cento delle dichiarazioni dei redditi: tra gli "esenti" emerge a sorpresa un esercito di falsi poveri. La Regione abolisce l'autocertificazione: così eviteremo le ingiustizie. Ma i veneti sono quelli che in proporzione alla ricchezza pagano di più

Venezia - Sorpresa, i pazienti veneti evadono. Pazienti nel senso di malati, non nel senso dei tanti Giobbe che sopportano con rassegnazione code e attese agli sportelli. La sanità funziona bene ma, secondo i calcoli dell’assessore regionale, Luca Coletto, all’appello mancherebbero 10 milioni di euro. Tutta gente che, al momento della fatidica domanda di rito formulata dall’impiegato dell’Ulss, «Lei è esente?», rispondono e autocertificano candidamente che sì, rientrano nelle categorie di indigenti, o quasi, che hanno il diritto di non pagare il ticket sulle prestazioni specialistiche (36 euro da pagare per i comuni mortali, più i 10 euro da poco introdotti dal governo e digeriti controvoglia da Zaia).
E pensare che stiamo parlando della regione che, confrontata con le altre, è anche quella che paga di più, dal momento che il ticket rappresenta l’1,85 per mille di quel che guadagna in media il cittadino. Nel vicino Friuli, per dire, siamo all’1,72 per mille, per non parlare di Calabria (1,15) e Puglia (1,18). Eppure, nonostante questo piccolo primato di «onestà», è bastato che il segretario generale della Sanità, Domenico Mantoan, avviasse i controlli su un campione del 5 per cento delle persone che nel 2009 hanno autocertificato di essere indigenti per accorgersi che un’altissima percentuale dei «poveracci» aveva candidamente mentito.
È capitato che fior di professionisti abbiano avuto la faccia tosta di dichiarare di essere «indigenti», oltre che «furbi», che siano così stati sottoposti a visite specialistiche facendo pagare il conto agli altri «ricchi», oltre che «cretini», incapaci di mentire. Certo, non siamo ai livelli di Caulonia, provincia di Reggio Calabria, simpatico paesino di circa settemila anime, dove la Guardia di finanza ha scoperto che in un anno erano state ben 621 le persone autocertificatesi indigenti o disoccupate e che in realtà risultavano proprietarie di ville o titolari di attività e aziende capaci di guadagnare redditi superiori a 300 mila euro. Sì, perché il ticket è (era, si spera) l’imposta più facile e meno pericolosa da evadere: basta una firma e via, peraltro convinti di essere stati furbi.
E pensare che i criteri stabiliti per l’esenzione sono abbastanza stretti, riservati appunto a chi ne ha davvero bisogno e necessità. I due parametri presi in considerazione sono due: quello sanitario e quello reddituale. Il primo, legato alla patologia del paziente, può essere facilmente certificato dall’Ulss stessa e qui ci sono pochi dubbi o scappatoie; il secondo prevede invece che gli indigenti («Soggetto disoccupato con reddito complessivo lordo del nucleo familiare, per l’anno 2010, inferiore a 8.263,31 euro, o inferiore a 11.362,05 euro in presenza di coniuge a carico») e chi ha età inferiore a 6 e superiore ai 65 anni con reddito familiare inferiore a 36.151,98 euro abbiano diritto all’esenzione. Ecco, è bastato spulciare un campione di questi indigenti per scoprire che in realtà indigenti non erano.
Ecco perché l’assessore Coletto ha attivato il piano B: se in un paese di furbi l’autocertificazione diventa sinonimo di diritto all’evasione, non resta che togliere l’autocertifcazione. Ma a questo punto spetta all’Ulss controllare l’effettiva titolarità del diritto, col rischio serio di aumentare la già notevole quantità di burocrazia richiesta. «La nuova norma - ha spiegato il direttore Mantoan - prevede che il medico inserisca nella prescrizione il codice dell’esenzione solo dietro presentazione del certificato».
Carte, bolli, lacci e laccioli che diventano fastidiosi quanto necessari per cercare di tappare le falle di un settore importante e prezioso come la sanità. Coletto mette le mani avanti nei confronti dei pazienti che saranno sottoposti a maggiori controlli: «Lo facciamo per tutelare chi ha effettivamente diritto all’esenzione - sostiene - per evitare che ci siano le solite macroscopiche ingiustizie».
C’è però un altro problema, legato alla veridicità delle denunce dei redditi prese come riferimento per la valutazione del diritto all’esenzione: a un 65enne con reddito familiare superiore ai 36mila euro perché lui e la moglie sono stati insegnanti, può per esempio contrapporsi un altro 65enne con redditi da fame perché ha fatto, o ancora fa, l’idraulico. Ma questa è l’Italia.