SANITÀ SANTA

Carissimo Peppino, nonostante il titolo, degno della Settimana enigmistica, rubrica sottrazione di vocale, il concetto è serissimo. E dice esattamente ciò che penso sull’impegno di monsignor Bagnasco, come su quello dei suoi predecessori, nei consigli di amministrazione degli ospedali cittadini. E, come lei ben sa, il nostro pensiero stavolta non coincide.
Però, la ringrazio ugualmente per almeno due motivi. Da un lato, come spesso accade con i suoi interventi, ho imparato qualcosa che non sapevo. Per l’occasione il verbo «coonestàre», che pensavo fosse solo un refuso di contestare, e che invece significa «fare apparire volutamente onesto ciò che in realtà non è tale». Mi ha consolato il fatto che sia un termine usato soprattutto in teologia, il che quantomeno lenisce - seppur non giustificandola - la mia ignoranza. L’altra cosa di cui la ringrazio è la coerenza totale nella sua posizione, che porta avanti davvero solitario. E quando qualcuno è saldo nelle sue idee, anche quando non sono le mie, lo rispetto ancor di più.
Mi fa enorme piacere che la nostra difesa del Gaslini sia anche la sua. É ora di dire basta a una malasanità che, spessissimo, si nutre solo di titoloni dei giornali e di denunce di professionisti della denuncia, mettendo all’indice medici che, nella stragrande maggioranza dei casi, sono straordinari. É ora di dire basta a una deriva demagogica e qualunquista che, per una locandina in più, non rispetta il grandissimo lavoro della quasi totalità degli operatori della sanità. É ora di dire basta a un’informazione che condanna prima di ogni processo, assecondando spesso sciacallaggi per cercare di portare a casa qualche soldo dai medici. É ora di dire basta a chi descrive gli ospedali come luoghi dove si ammazza la gente, anzichè guarirla. Poi, certo, chi sbaglia (davvero), deve pagare, anche duramente.
E la Curia nei consigli di amministrazione? Per lei è un peccato. Per me - che teologo non sono - è qualcosa che rafforza la battaglia a favore del Gaslini.