La sanità al Sud? Una bomba a tempo

La morte è sempre un’evenienza tragica e getta nel dolore gli affetti più cari. Quando, però, arriva a causa di negligenza o inadeguatezza di un sistema al dolore tragico si aggiunge l’indignazione. È il caso del dodicenne calabrese Flavio Scutellà morto per un ematoma extradurale in seguito a una caduta dalla giostra. L’ematoma extradurale è una raccolta di sangue tra la teca cranica e la «dura madre», l’involucro che riveste il nostro cervello, e avviene per la rottura di un’arteria in seguito a un violento trauma. Quella raccolta cresce velocemente e comprime progressivamente il cervello portando il paziente in coma e poi alla morte in poche ore. Trattata chirurgicamente per tempo, la lesione è benigna e in genere non lascia conseguenze. Essenziale, dunque, è la rapidità con cui si interviene. Che nel caso di Flavio è mancata. Ma la cosa più grave è quella che emerge dalle cronache locali secondo cui gli ospedali di Reggio Calabria, Catanzaro e Cosenza avevano fatto sapere che non c’era un posto libero. Se fosse vero saremmo di fronte a un’ignoranza inammissibile. Quel ragazzo non aveva bisogno di un posto letto ma di un immediato intervento neurochirurgico tra i più semplici che gli avrebbe di sicuro salvato la vita. Ma non è finita. Giunto a Reggio quattro ore dopo l’incidente ne ha aspettate altre quattro perché la «sala operatoria» non era disponibile. Ma quante camere operatorie ha quell’ospedale? Alle 21 di sera l’attività di elezione non poteva che essere ferma come in tutti gli ospedali del mondo. Come mai allora non c’erano camere operatorie disponibili? O forse non c’erano i neurochirurgi reperibili. Comunque la si metta questo tragico episodio dà il segno di uno spaccato drammatico nel sistema ospedaliero del Mezzogiorno. Dove non solo è difficile vivere ma purtroppo è anche facile morire. Nonostante i tanti punti di eccellenza, in moltissime zone del Sud l’inadeguatezza del sistema nel suo complesso, l’arretratezza tecnologica, l’assenza di una rete di collegamento e di trasporto rapido tra i vari ospedali trasformano il sistema sanitario in una bomba a orologeria per la salute dei cittadini. Se pensiamo che la sola Regione Campania ha un debito sanitario che a oggi è di quasi cinque miliardi di euro c’è solo da mettersi le mani nei capelli. Questo non accade solo nel miserabile urbanesimo di alcuni capoluoghi meridionali, ma anche nella ricca «costa smeralda» in Sardegna. La presenza di ambulanze attrezzate per la rianimazione è talmente bassa in un’area turisticamente così affollata che se uno ha un malore è molto probabile che ci lasci la pelle. Se il governatore Soru nel chiedere quella tassa sul lusso (le barche, le seconde case ecc.) avesse detto che le nuove entrate sarebbero servite a garantire la salute di tutti allestendo sistemi di trasporto rapidi e numerose ambulanze presenti 24 ore su 24 sul territorio, avrebbe visto tutti correre a pagarla. Se facciamo questo esempio è solo per dire che spesso non si tratta di mancanza di risorse ma di cultura di governo. E a pagarne le conseguenze sono i tanti Flavio che perdono quella vita che poteva essere tranquillamente salvata. Resta quel gesto formidabile dei genitori di Flavio che ha consentito l'espianto degli organi dimostrando la grandezza della vita che anche quando si spegne è capace di salvarne altre che agonizzano nel mentre cresce l’indignazione per quanto poteva e doveva essere fatto e non è stato fatto.
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