Sanità: tagli e tanti nuovi disoccupati

Serviva un vero e proprio terremoto che sconvolgesse le basi della sanità regionale per coprire la voragine di 11 milioni di euro di deficit accumulati in questi anni dai super manager del settore. Così, entro il 31 dicembre, nel Lazio scompariranno 1.953 posti letto per effetto della riconversione di 13 strutture ospedaliere pubbliche e 21 private accreditate che verranno chiuse e riutilizzate in altro modo. Il progetto, in linea con gli obiettivi del Piano di rientro 2008, è il punto cardine di uno dei 27 decreti firmati dal commissario ad acta Piero Marrazzo, nominato cinquanta giorni fa dal premier Silvio Berlusconi per ridimensionare i debiti del Lazio.
Ieri durante la riunione della Commissione regionale Sanità è emerso che la questione riguarda 1.140 posti letto e che le chiusure saranno a macchia d’olio. Nel territorio dell’Asl Rm/A scomparirà la casa di cura Villa Valeria, nella Rm/C l’Istituto di Neuroscienze, la S. Luca, il Concordia Hospital, Addominale all’Eur, la Fabia Mater e la Nuova Clinica Annunziatella, mentre nell’Asl Rm/E non esisterà più Santa Famiglia, S. Giuseppe, Villa Claudia, Nostra Signora del Sacro Cuore. Colpo di spugna anche sulla clinica Siligato e Villa delle Querce, rispettivamente nella Asl Rm/F e nella Rm/H, mentre a Viterbo verranno chiuse Salus e S. Teresa del Bambin Gesù e a Latina Villa Azzurra e S. Marco. Infine a Frosinone il provvedimento riguarderà la S. Anna e Villa Serena a Cassino, Villa Gioia a Sora e S. Teresa a Isola del Liri. E nelle strutture pubbliche? Verranno decurtati 386 posti letto dai presidi ospedalieri che ne avevano già meno di 90, ai quali si aggiungeranno i 160 posti letto sottratti al Gemelli, i 166 tolti al S. Camillo Forlanini per la riorganizzazione, i 69 del campus biomedico e i 170 che moriranno con il San Giacomo il 31 ottobre. Sul piano dell’occupazione sono a rischio 2000 posti di lavoro che, solo se si raggiungerà un accordo tra le parti sociali per il processo di riconversione delle strutture in Rsa, Day Surgery e Day Hospital, potrebbero scendere a 300-400.
«Continuerà, invece, la trasformazione del Nuovo Regina Margherita in una struttura di livelli territoriali di assistenza e urgenza - spiega il vicepresidente della giunta regionale Esterino Montino - mentre per il Forlanini si riconferma la chiusura integrata, con il trasferimento entro l’anno dei servizi al San Camillo». Montino ha anche sottolineato che per le spese della sanità verrà creata una «centrale unica degli acquisti» mentre verrà bloccata la gara in corso per il Recup, il centro unico di prenotazione regionale.
I tagli selvaggi, però, non piacciono al PdL: «Ancora una volta - protestano il senatore Domenico Gramazio e il consigliere regionale Tommaso Luzzi - assistiamo al tradimento di Marrazzo nei riguardi degli accordi stipulati dall’assessore Battaglia con l’Aiop. Sono centinaia i posti letto soppressi e migliaia i lavoratori che andranno a spasso». Duro anche il segretario regionale dell’Udc Luciano Ciocchetti: «La scure di Marrazzo si abbatte sulla sanità laziale che se prima si teneva a galla, adesso, rischia di affondare». Senza appello, infine, la condanna del senatore Cesare Cursi: «Senza alcun confronto con le associazioni di categoria e con le parti sociali Marrazzo dichiara guerra alla sanità privata in convenzione che, come noto, oltre all’alta qualità delle prestazioni costa il 25-30 per cento in meno di quella pubblica. Bel capolavoro!».