«Sanità, troppi illeciti e abusi di consulenze»

Crescita degli illeciti sanitari e abuso delle consulenze esterne richieste dalla pubblica amministrazione. Sono queste, secondo Domenico Spadaro, procuratore generale per la Lombardia della Corte dei conti, le voci che hanno maggiormente pesato sull’azione dei magistrati contabili della regione nel corso del 2005. Nel corso della relazione in occasione dell’apertura dell’anno giudiziario della Corte in Lombardia, Spadaro ha sottolineato la crescita dimensionale dell’illecito sanitario: sulle 2.683 vertenze aperte durante il 2005, 753 hanno riguardato la sanità.
 «La casistica nel settore - ha affermato il procuratore generale - è ampia: dall’acquisto di apparecchiature sofisticate e spesso costosissime, lasciate inutilizzate per anni talvolta sino al loro degrado, ai lavori infiniti per la ristrutturazione di ospedali, alle vere e proprie associazioni delinquenziali finalizzate all’emissione di fatture per operazioni inesistenti ovvero alla percezione di tangenti su appalti e forniture, alle false ricette stilate da medici compiacenti per aiutare amici farmacisti a smaltire (e farsi rimborsare) medicinali scaduti».
«Nel campo della sanità, quando si parla di Regione Lombardia, si parla davvero di un mondo completamente diverso dal resto dell’Italia» è stata la risposta del governatore Formigoni nel suo discorso alla Corte di Conti. Formigoni ha ricordato che la Regione controlla «il maggior numero di cartelle cliniche e prestazioni sanitarie fra tutte le regioni italiane (370mila all’anno), e nel 2004 ha erogato sanzioni a erogatori pubblici e privati per un importo pari a un milione di euro a causa di comportamenti non appropriati. Segnalo inoltre che abbiamo avviato un sistema avanzato e moderno dei controlli del tutto superiore rispetto al resto del Paese e che ci permette di controllare oltre il 5 per cento delle prestazioni sanitarie e dei ricoveri ogni anno e questo ci permette di rilevare illeciti in una percentuale significativa rispetto a quelli che sono compiuti». «C’è da chiedersi - ha aggiunto - cosa succede nelle altre regioni che fanno dei controlli molto meno seri dei nostri. C’è da chiedersi se il germe di possibili illeciti esista soltanto nei medici e nei farmacisti lombardi. Possibile che tutti i medici e farmacisti umbri, toscani e emiliani siano esenti da questo virus? Se è così, rendano noto l’antidoto».