Sanità, truffe per 18 milioni: 35 cliniche nel mirino

Due «storici» funzionari che collaborano come periti rischiano il posto al Pirellone. Oggi i Pm milanesi titolari delle inchieste riferiranno a Roma, in Senato

«Ovunque ci capiti di gettare l’amo, abbocca qualcosa». Una sintesi fin troppo chiara. Così parla un investigatore impegnato nelle indagini su cliniche private e truffe al sistema sanitario nazionale. «Sembra - aggiunge - che qualcuno abbia studiato il modo per frodare il sistema dei rimborsi». In un anno, dieci case di cura sono finite sotto inchiesta. Altre cinque sono già all’attenzione dei magistrati a Milano e Provincia. Ma è lo scenario complessivo a fare impressione, perché «questa è solo la punta dell’iceberg». In totale, sono 35 i centri medici convenzionati con la Regione ad essere finiti nel mirino della Procura.
Tutti santi
In principio fu la San Carlo. Era il gennaio 2006, la prima inchiesta. Al fascicolo lavorano i pm Grazia Pradella, Tiziana Siciliano e il comandante dei Nas Giovanni Jacobazzi. Un anno dopo in sette, tra dirigenti e medici, vengono arrestati con l’accusa di aver falsificato i drg (diagnosis related group), i prontuari che consentono alle strutture sanitarie convenzionate con la Regione di ottenere i rimborsi dalla Asl. Era solo l’inizio. Da allora, altre nove case di cura sono finite sotto inchiesta. Nell’ordine: San Donato, San Siro, Sant’Ambrogio, Galeazzi, San Raffaele, San Giuseppe, San Pio X, e - l’ultima in ordine di tempo - la clinica Santa Rita. A farci caso, quasi tutti ordini minori con voto (teorico) di povertà. Migliaia le cartelle sequestrate dai Nas dei carabinieri e dagli uomini del nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza. Da inchiesta nasce inchiesta, in un domino di illeciti. In mano ai magistrati, ora, c’è un’enorme documentazione riferibile al biennio 2005-2006. Una minima parte del materiale prodotto solo da alcuni reparti di ogni singola clinica, precisano gli investigatori. Eppure c’è già di che allarmarsi. In solo due anni, infatti, vengono contestati indebiti rimborsi per circa 18 milioni di euro. Ma l’affare è di gran lunga più ricco.
Il miliardo
La sanità convenzionata è la voce con la maggiore incidenza sul bilancio regionale. Per qualcuno, una gallina dalle uova d’oro. L’ultimo anno, il costo dei drg per i cittadini residenti in Lombardia si traduce per la casse pubbliche in una cifra astronomica: 1 miliardo e 300 milioni di euro per le 12 province della regione. Una somma che lievita del 30 per cento, se si aggiungono i rimborsi per le prestazioni fornite a chi viene in Lombardia da altre parti del Paese per farsi curare in una clinica privata convenzionata. Diciannove, invece, le case di cura che fanno capo alla Asl Milano 1, e altre 16 - inclusi i laboratori di analisi - quelle della Asl Milano 2, con sede a Melegnano, divisa in sette distretti e con un bacino potenziale di utenza pari a circa mezzo milione di abitanti. Perché la salute è un bene, ma la sua gestione lo è ancora di più. Solo alla clinica San Carlo, l’unica per la quale la Procura ha già chiuso le indagini, i rimborsi indebiti ammontano a oltre 3 milioni di euro.
Aggirare il sistema
«L’impressione è che i privati sappiano come approfittare della legge regionale», spiega una fonte. E il sistema, in realtà, appare abbastanza semplice. La richiesta di rimborsi viene presentata dalla clinica privata a febbraio di ogni anno, in coincidenza con la chiusura dell’esercizio commerciale e la presentazione del bilancio. I finanziamenti passano attraverso il placet delle Asl, ma il meccanismo appare troppo permeabile. Ogni anno, le aziende sanitarie eseguono verifiche a campione delle cartelle compilate da ciascuna casa di cura, presentando la domanda di verifica 48 ore prima dell’effettiva consegna del materiale da parte delle cliniche. Un preavviso di due giorni, durante i quali chiunque - nel caso in cui avesse commesso un illecito - ha tempo e modo per «ripulire» la documentazione. E la verifica è aggirata. Inoltre, anche i Noc (i Nuclei operativi di controllo istituiti dalla Asl nel ’97) sono finiti sotto inchiesta. Paola Navone, responsabile della struttura, è stata accusata di favoreggiamento nei confronti dei proprietari, degli amministratori e dei sanitari della clinica San Carlo. Secondo gli inquirenti, avrebbe fatto una «soffiata» sull’indagine in corso. E la Navone è stata rimossa dal suo incarico solo martedì. Un anno e mezzo dopo la prima notizia di reato.
Ma, curiosamente, dopo le prime inchieste le domande di rimborso si sono sensibilmente ridimensionate. «O i cittadini sono diventati improvvisamente sani - ironizza la fonte - o qualcuno ha capito che era tempo di ritirata».
In scadenza
È come Davide contro Golia. Decine di migliaia di cartelle cliniche sequestrate dai Nas e dalla Gdf su cui lavorano da mesi due magistrati e tre consulenti. Un lavoro improbo, con ostacoli imprevisti. A dicembre, a quanto sembra, due dei tre periti che fin dalla prima inchiesta lavorano in stretto contatto con la Procura non si vedranno rinnovare il contratto (annuale) dalla Regione: Ugo Calanca e Luca Merlino, funzionari del Pirellone responsabili delle verifiche delle Sdo (schede di dismissione ospedaliera). «Indispensabili collaboratori», li definiscono gli inquirenti. La decisione non è stata ancora formalizzata, dunque senza spiegazioni ufficiali che non rimandino alla naturale scadenza del contratto. Strano, però, che il Governo regionale si lasci sfuggire due stimati professionisti nel pieno della «tempesta» investigativa. E il rischio è che con nuovi consulenti il lavoro dei magistrati subisca una drastica frenata, dilatando così i tempi delle indagini.
Milano-Roma
La salute dei milanesi non interessa solo ai milanesi. Le inchieste della Procura hanno mosso l’attenzione del Parlamento. La Commissione sanità del Senato, presieduta da Antonio Tomassini di Forza Italia, ha infatti convocato per oggi i pm Pradella e Siciliano, chiamate a fare il punto sul loro lavoro. A partire dalle dieci cliniche sotto inchiesta, in attesa di ulteriori (e imminenti) sviluppi nelle indagini. Perché la sanità privata è un mare che va ancora scandagliato, e «ogni volta che gettiamo l’amo, abbocca qualcosa».