La sanità di Vendola: un buco da 220 milioni

L'ex governatore Fitto lasciò un attivo di 9 milioni. Ora il deficit è di 211 e potrebbe arrivare al miliardo. Inchiesta di Bari: <strong><a href="/a.pic1?ID=371898">spunta una doppia residenza</a></strong>. Così l'assessore Tedesco otteneva rimborsi per spostamenti &quot;fantasma&quot;. <strong><a href="/a.pic1?ID=371903">Le intercettazioni</a></strong>

Bari - In fondo al corridoio al primo piano del palazzo che ospita il Consiglio regionale, attaccato alla porta del gruppo del Pd con il nastro adesivo, fa ancora bella mostra di sé un grande poster dei bei tempi. Si apre con un didascalico «La Sanità in Puglia», e poi mette a confronto «10 anni di governo di destra» e «3 anni di governo Vendola». Poi giù l’elenco delle presunte malefatte dei primi e delle presunte «benefatte» dei secondi. Al centrodestra viene imputato di aver «bloccato i concorsi», imposto «ticket sui farmaci per tutti», di aver messo l’addizionale Irpef al massimo. Mentre tra gli autoelogi del centrosinistra, anzi, del «governo Vendola», ci sono i 490 milioni di euro per ristrutturare ospedali e «acquistare nuovi macchinari», la stabilizzazione di «5.000 precari» e la creazione di «un piano» che, tra l’altro, avrebbe dovuto ridurre i tempi di attesa. È andata così?

La «casa di vetro» del governatore ha davvero rivoluzionato in meglio la Sanità pugliese? Pare proprio di no. Cominciando dalle cifre. Raffaele Fitto (nel tondo) aveva lasciato un bilancio sanitario che, oggi, sembra materia per favole. «A costo di tagli dolorosissimi e di tasse», urlava l’allora opposizione. Che, dopo la vittoria di Vendola, il 31 dicembre del 2005 si trovò a certificare il risultato contabile del governatore sconfitto, approvando una legge di bilancio che cristallizzava un avanzo di esercizio pari a 9 milioni e 34mila euro.

Conti in attivo, dunque. Per poco, perché i numeri della Sanità negli anni vendoliani non sono così lusinghieri. Decidendo di utilizzare l’avanzo ereditato come spesa corrente annuale, il primo esercizio della Sanità targata centrosinistra in Puglia si chiudeva con un deficit di 309 milioni di euro. L’anno dopo, nel 2006, il disavanzo scendeva a 210 milioni, per salire a 270 al termine del 2007 e arrivare all’ultimo dato, quello del 2008: 211 milioni 623mila euro di debiti. Il tutto, mentre la procura di Bari scava proprio sul settore sanitario, ipotizzandone il ruolo centrale in un sistema di cattiva gestione e, soprattutto, di malaffare. Con tanto di assessore dimesso (e portato al Senato) dopo l’iscrizione nel registro degli indagati, oltre che al centro di polemiche, nemmeno recenti, per un vistoso conflitto di interessi con una società di famiglia, l’Eurohospital, che proprio in Puglia è attiva nel commercio di protesi ortopediche. Ma non basta.

Da tempo il centrodestra alzava la voce verso Vendola, Tedesco e il suo successore alla Sanità Fiore. Contestando quelle cifre, già comunque vistosamente in rosso. Rocco Palese, capogruppo di Fi-Pdl in consiglio, per nove anni vicepresidente della Giunta regionale, e assessore al Bilancio con Fitto, sospira: «Con tempi di pagamento ai fornitori di 500 giorni noi abbiamo sempre detto che quelle cifre, fornite dalle Asl alla regione, non potevano essere vere, ma dovevano essere peggiori. Dubbio legittimo, visto che, per esempio alla Asl di Foggia, le cifre fornite dall’azienda non corrispondevano a quelle a cui erano arrivati i revisori. E a quanto pare avevamo ragione, ora il re è nudo».

Già. Perché è di ieri l’ammissione che il buco nei bilanci è una voragine, anche se nella «casa di vetro» di Vendola non se ne vedeva il fondo. Il deficit, quello «vero», per dirla con il Pdl, ammonterebbe a un miliardo di euro, in gran parte accumulato proprio con i fornitori. E il condizionale da dialettica politica sembra virare verso la certezza: la giunta Vendola sta per varare una delibera di indirizzo che dà mandato agli assessori regionali a Bilancio e Sanità di reperire i fondi per appianare il buco. E la strada sembra quella più classica: un prestito, da chiedere a un pool di banche, e da restituire in 5 anni con rate da 200 milioni di euro. L’aumento dell’Irap di un punto, dell’Irpef dello 0,5, delle accise della benzina, dell’addizionale sul metano, e della tassa sui rifiuti per la parte di competenza regionale non sono bastate. Né di fronte al disastro contabile il servizio ai cittadini va meglio: Aristide Carella, nominato da Vendola nella task force che entro il 2006 avrebbe dovuto azzerare le liste d’attesa, su un quotidiano barese ieri non era tenero col governatore. Parlando di fallimento.