Sannino, il «ciabattino» del calcio che ha beffato il Toro

«Mi sembra di essere su Scherzi a parte», le prime parole di Giuseppe Sannino dopo l’incredibile vittoria all’Olimpico di Torino contro i granata, alla sua «prima volta» tra i cadetti. E anche il giorno dopo il tecnico del Varese, ritornato in serie B dopo 25 anni, non si smentisce: «Lasciatemi sognare, non svegliatemi, quello che è successo lunedì sera non me lo sarei mai immaginato». Già, perché battere all’esordio in B una favoritissima per la promozione, peraltro sul suo campo, non è cosa di tutti i giorni anche se il vulcanico tecnico di Ottaviano, 53 anni compiuti, non proprio un giovincello alle prime armi, dopo i primi momenti di euforia («pensavo di essere ubriaco tanto mi ballava la testa») è tornato con i piedi per terra.
E pensare che Sannino si sente un torinese d’adozione: «Lo sentivo che la prima gara sarebbe stata a Torino dove ho iniziato a giocare a calcio e quando il calendario l’ha stabilito ho capito che era un segno del destino. Quando vi giunsi avevo solo 11 anni, era il periodo della grande immigrazione dal Sud e a Torino rimasi fino a 18 anni, prima di andare ad Asti e poi a Varese, due delle tante città dove ho giocato e successivamente allenato».
Come centrocampista di gavetta Sannino ne ha fatta in abbondanza: Milanese, Trento, Vogherese, Fanfulla, Pavia, Spezia, Vigevano, Entella, sempre ai margini del grande calcio e anche quando nel 1990 ha iniziato ad allenare è partito dalle giovanili di Vogherese, Pavia, Monza, Oltrepo, Como per passare poi tra i dilettanti e tra i semiprofessionisti con le promozioni di Sudtirol (in C2) e Lecco, Pergocrema e Varese (in C1). Nelle ultime 4 stagioni Sannino ha inanellato altrettante promozioni, portando il Varese direttamente dalla C2 alla B.
«Io un vincente? Non fatemi ridere», afferma il tecnico campano. «Sono un onesto lavoratore del pallone che ama il calcio e so bene i sacrifici che ho fatto. A Torino mi chiamavano Ciabattino perché quando mi presentavo a giocare arrivavo in ciabatte. Il Torino che fa parte della mia vita visto che mio figlio è tifosissimo dei granata e mai mi sarei immaginato di batterlo sul pronti, via».
Ma poi Sannino fa un passo indietro: «In realtà questa vittoria è un premio ai nostri giocatori che hanno dimostrato di avere una smisurata voglia di confrontarsi con tutti, con umiltà e con carattere. E straordinario è stato anche il pubblico che ci ha seguito. Ma ora voltiamo subito pagina, perché sabato ci attende una nuova sfida contro un’altra delle grandi favorite».
Sì, perché sabato alle 18,30 al vecchio stadio Ossola (ancora in attesa dell’agibilità e se non dovesse arrivare è pronto il Rigamonti di Brescia) è attesa l’Atalanta. «Abbiamo affrontato il debutto come se fosse l’ultima partita, come uno spareggio, ma tutte le nostre gare, Atalanta compresa, saranno da ultima spiaggia perché il nostro obiettivo è la salvezza, quello sarà il nostro scudetto», conclude Sannino.