Sanremo, è ancora giallo su Morgan La Clerici insiste ma la Rai resiste

La conduttrice: parlerò di lui dal palco. Ma i vertici di Viale Mazzini non sono d’accordo. Il direttore di Raiuno: non ci saranno elogi della droga<br />

nostro inviato a Sanremo

D’altronde era prevedibile: Morgan su, Morgan giù e stasera Sanremo partirà sotto il segno di chi non c’è, ma che praticamente ha già vinto il Festival. Il drogato Morgan è diventato la droga dell’Ariston e ieri non si è parlato d’altro, una roba quasi parossistica. La conferenza stampa iniziale, lo sapete, è un rito propiziatorio che giocoforza stabilisce come sarà il Festival: e stavolta sarà dubbioso. Intanto Morgan. Al tavolo del roof dell’Ariston c’erano tutti, dal direttore di Raiuno, Mauro Mazza, fino a Gianmarco Mazzi, il direttore artistico che, come al solito, alla vigilia arriva dimagrito di almeno cinque chili. Poi tutti gli altri, compreso il fortissimo neosindaco di Sanremo Maurizio Zoccarato detto Zoc da Antonella Clerici, finalmente uno con le idee chiare in questo Comune così delicato. Antonella Clerici, più che altro sconcertata dalla voracità della sala stampa - totalmente disinteressata allo show e concentrata solo sul possibile arrivo del cantante - è partita sulla difensiva e poi ha precisato. Prima fase: «Non sono stata sconfessata dalla Rai dopo che ho annunciato la presenza di Morgan, conosco bene le posizioni di Viale Mazzini». Seconda fase: «Morgan non ci sarà fisicamente e non sarà neanche in gara. Io non avevo mai parlato di lui e vorrei farlo sul palco dell’Ariston. Perciò stiamo pensando di dedicargli qualcosa durante la prima serata». E avanti così. Quasi un’ora di botta e risposta, di mozioni e controrepliche neanche fossimo in Parlamento a parlare di diritti fondamentali.
Comunque Morgan. Viene, non viene, sta a metà, appare, sarà trasmesso solo in video. Boh. E questo è il punto. Incredibile a dirsi, è l’argomento del giorno. La presenza dell’assenza. La consacrazione del posto vuoto. Per tutto il pomeriggio di ieri ci sono state trattative tra gli organizzatori materiali del Festival e i piani alti della Rai. Sostanzialmente, i primi vogliono, fortissimamente vogliono, celebrare in qualche modo questo benedetto cantante che si è divertito troppo a fare il maledetto e ora guardatelo qua. «Non sarà un omaggio a lui» ha prudenzialmente detto Gianmarco Mazzi. «Fidatevi di me» ha implorato Antonella Clerici.

Ma, a quanto si dice, il direttore generale Mauro Masi non sarebbe per nulla d’accordo. In fondo la Rai è sempre stata chiara: non se ne parla neanche. E, domenica sera, la risposta netta della direzione generale Rai all’intervista possibilista della Clerici al Tg1 («Ci sarà ma non so in quale modo») sembrava aver spento ogni possibilità. Invece, ieri sera, si stava ancora discutendo. Una delle possibilità, forse la più verosimile, è che stasera a un certo punto si spengano le luci, si accenda l’occhio di bue in mezzo al palco e si accenni a Morgan. «Non sarà dato nessuno spazio al Morgan dell’intervista» ha precisato Mazzi. L’intervista - ormai lo sanno tutti - è quella pubblicata sul mensile Max (di cui però nessuno ha mai sentito la registrazione) nella quale lui, 38 anni, ha fatto l’apologia della cocaina se fumata come antidepressivo. Puf. In un attimo si è sgonfiata l’attesa per il Morgan artista ed è cresciuta quella per il Morgan tossico. Escluso. Criticato. Massacrato. Però incoronato a furor di stampa vincitore del pre Sanremo. Persino Maurizio Costanzo, che da oggi condurrà il question time ogni giorno su Raiuno dalle 13 ieri ne ha accennato passando velocemente in sala stampa per provare i microfoni: «Non è stato saggio far passare la cocaina come un antidepressivo». Quantomeno poco saggio. O forse semplicemente sconclusionato. Probabilmente stasera la Sanremo Festival Orchestra accennerà anche alla sua canzone, La sera, di cui tutti parlano ma che pochi hanno ascoltato perché a Sanremo funziona così: vince il bla bla, almeno finché non attacca la musica. «Se la canzone di Morgan verrà fatta cantare comunque a Sanremo, allora tanto vale avere qui il cantante» ha spiegato ieri Mara Maionchi. E il brano di Morgan è una sorta di movimento quasi sinfonico alla Kurt Weill cantato a tratti come farebbe Vinicio Capossela, un’apoteosi di virtuosismi aggrappata a un testo involuto e non sempre felice. Non avrebbe vinto, ma avrebbe convinto. Invece Morgan.

Lui ha sostanzialmente perso. Ma perso perso. È diventato il simbolo perdente e sarà difficile per lui ritornare indietro. E dire che qui avrebbe conquistato il premio della critica, sarebbe stato osannato, si sarebbe finalmente smarcato dal ruolo di giudice di X Factor che lo ha fatto conoscere al grande pubblico ma ora sembra stargli così stretto. Però è rimasto a casa. Ancora ieri sera era nella sua Monza, il suo staff diceva sconsolato: «Siamo in un limbo». Traduzione: non sappiamo niente. «Leggiamo le notizie via agenzia, nessuno ci ha informato di nulla». D’altronde fino a tarda sera non sapevano niente neanche a Sanremo. Solo indiscrezioni. Oggi è il giorno di fuoco. Ma poi, signori, Morgan sparirà e, tanto velocemente come si è iniziato a parlarne, si smetterà di farlo. E meno male (per noi ma pure per lui).