Sanremo, la bionda e la bruna vallette a sere alterne

Baudo presenta la 58^ edizione: per lui è la numero 13, un record. Scoppia il caso Zampaglione: il brano sui licenziamenti fuori dalla compilation

Sanremo - Pronti, via, qui al Casino i comandanti del Festival la sanno lunga prima ancora di scendere in campo: da sinistra al tavolo della conferenza stampa di presentazione ecco Piero Chiambretti (terza partecipazione, un dilettante al confronto degli altri), il direttore di Raiuno Fabrizio Del Noce (sesta volta, record tra i direttori) e poi Pippo Baudo (tredicesima, record assoluto e bye bye Mike Bongiorno). Non fosse per le due vallette, Bianca Guaccero e Andrea Osvart, sarebbe la sagra del già visto e fin qui poco male: il Festival di Sanremo deve essere rassicurante, non è più tempo di sperimentazioni e difatti ci sarà pure una celebrazione dei 50 anni di Volare. Però, oddio, qualche novità non guasterebbe. E allora Baudo precisa: «Il Festival non diventerà la solita liturgia». Seguiamola (e poi amen).

Vallette intercambiabili Per non farsi mancare nulla, si inizia lunedì 25 febbraio perché al mercoledì ci sarà la pausa calcio (e Baccini e Povia faranno il loro beato controfestival a due passi dall’Ariston). La novità è che le vallette arrivano col contagocce: Bianca Guaccero, che ballerà e canterà, sarà forse la primadonna della serata d’esordio, poi al martedì toccherà alla Osvart, che è ungherese ma parla l’italiano meglio di tanti presentatori e solo al giovedì le vallette si riuniranno insieme sul palco. Loro due, così giovani così spaurite, fanno tenerezza, forse non sanno che cosa le attende ma se ne accorgeranno senz’altro al martedì mattina ore 10: quando arriveranno i dati Auditel della prima serata. Comunque il loro ritratto più bello l’ha già fatto Chiambretti: «La Osvart sembra Mata Hari, la Guaccero ha un volto neorealista tipo Anna Magnani». Meglio di così.

Gli ospiti poco kolossal Baudo, che se ne intende, ha citato Concetto Marchesi: «Tutto è perduto, tranne l’ospite d’onore». In attesa di conoscere gli ultimi nomi, ieri è stato confermato l’arrivo di Leona Lewis, di Lenny Kravitz e della rinata Kylie Minogue con tanto di balletto e piume di struzzo. E al conto finale ne mancano ancora un paio (oltre ad Annie Lennox con i Tiromancino e forse Michael Bolton con Anna Tatangelo per i duetti). Poi gli italiani. Saranno tutti o quasi al venerdì: Jovanotti, Antonello Venditti, Giorgia, probabilmente Gianni Morandi e Fiorella Mannoia più un altro ancora da confermare. Insomma, non ci sarà quella grandeur che tante volte ha appesantito lo show. Baudo dice: «È roba da provinciali», e quindi niente divi del cinema, che sono hollywoodiani anche nel cachet. Viva l’orgoglio italiano (almeno qui).

L’attualità Il Festival è lungo cinque giorni cioè «dura di più di un governo di centrosinistra» come dice Piero Chiambretti. Che, se le cose andranno bene, non festeggerà con «i cannoli» come Totò Cuffaro ma con «gli agnolotti». Ma nel frattempo, annuncia Baudo, «faremo uno spettacolo intelligente perché siamo in un momento politico particolare». Lo disse persino alla sua prima conduzione, nel ’68, pensate un po’.

La polemica Lasciate perdere quella di Baccini e Povia, esclusi e felici. La polemica di quest’anno la fa Federico Zampaglione dei Tiromancino in un’intervista su Repubblica. In sostanza ha detto: ho un brano contro le aziende che licenziano personale, la mia casa discografica Emi, che sta licenziando, non lo voleva ma io andrò a Sanremo lo stesso anche se la canzone Il rubacuori non sarà nella compilation. Baudo dispiaciuto parla di «interpretazione riduttiva», di attacco alla «libertà di espressione» ai danni dei Tiromancino e tira in ballo addirittura Bob Dylan. Vedremo. Oggi si chiuderanno le liste delle compilation festivaliere, quindi ci sarà il verdetto finale. E i Tiromancino sono già in trattative con l’etichetta Edel per pubblicare il loro cd. Di sicuro oggi va di moda prendersela con le major, Emi in testa. Ma, più che per una battaglia libertaria, gli artisti sembrano agitati per una questione economica. Una noia. Che volete, non ci sono più le popstar di una volta.