È A «SANREMO» CHE NACQUE IL GOSSIP

Il Festival di Sanremo, dopo essere stato un evento radiofonico, diventò nel 1955 un fenomeno televisivo, seguito dagli italiani con una passione calcistica. La prima edizione sul teleschermo sarebbe stata vista secondo alcune stime da otto milioni di spettatori, ma è certo che moltissimi si riunivano nelle case delle centinaia di migliaia di proprietari di televisori. Il Festival viveva in Tv non solo sulle canzoni ma anche sul gossip (allora non si chiamava così), sulle mises dei cantanti, sugli incidenti e sugli imprevisti. Claudio Villa vinse nel 1955 il Festival dopo aver disertato la serata finale, ufficialmente per ragioni di salute. Due anni dopo destò commozione e qualche polemica la crisi della cantante Tonina Torrielli, costretta, per un calo di voce, a interrompere la sua esibizione. Nella stessa edizione, Marisa Allasio, popolarissima diva cinematografica di Poveri ma belli, fu redarguita dal presentatore Nunzio Filogamo, che affiancava nella conduzione, e messa in castigo, per eccesso di papere, proprio la serata finale. Il Festival del 1959 fu, però il più chiacchierato dai giornali e dai telespettatori. Dopo il trionfo di Modugno l'anno precedente con Nel blu dipinto di blu, diventato presto un successo mondiale, lo scontro fra i cantanti melodici e i nuovi cantautori era diventato per il pubblico un'occasione di tifo degna della rivalità fra Bartali e Coppi. Non mancavano fra loro i colpi bassi e creò qualche scompiglio anche la presenza dei cosiddetti «urlatori», un'altra novità utile a spettacolarizzare il festival. Un vero e proprio scandalo non fu, però, provocato da essi, come molti avevano previsto, ma da una cantante melodica, dalla voce sensuale e dal corpo sinuoso, Jula De Palma. La sua canzone Tua e l'interpretazione appassionata che ne aveva data furono accusate da alcune associazioni femminili di essere troppo erotiche e addirittura di suscitare nei telespettatori pensieri e gesti peccaminosi. Si trattava di rigurgiti di un moralismo bacchettone che ancora esisteva, ma che stava timidamente (il Sessantotto era ancora lontano) lasciando spazio a una società più aperta e meno sessuofoba. Achille Campanile, con il suo raffinato umorismo, consigliò la povera Jula De Palma di identificare la contestata Tua con l'Italia: «Così la canzone acquisterebbe un ben più nobile significato, non potrebbe non incontrare l'incondizionata approvazione dei censori TV e provocherebbe uragani di applausi. Specie se la cantante avesse l'accortezza di mettersi in testa un cappello da bersagliere e di paludarsi improvvisamente nel tricolore».