Sanremo, Chiambretti fa scudo a Pippo E la Bertè canta con le manette

Le esilaranti gag di Piero danno brio alla terza serata dopo una giornata di musi lunghi e polemiche. Dopo la squalifica per plagio la Bertè apre la serata <strong><a href="/a.pic1?ID=244714">cantando con le manette</a></strong>

Sanremo - La sera di Salvate il soldato Pippo. Giovedì ventotto febbraio. Giornata di tensioni varie, il caso Berté, la sala stampa che discute il premio della critica, sì e no, la bella faccia di Jovanotti che forse non firmerà la liberatoria con clausola sulla par condicio («Non è giusto») ma è pronto a fare di tutto «per alzare di 1 punto lo share e aiutare Baudo», ma va bene così, quella personcina di Marc Yu, pianista cinese e americano di nove anni che sembra averne quarantanove, Flavio Briatore che va fuori giri e sbanda pure lui sulla pista di Sanremo: «Non si può presentare un prodotto come si faceva vent’anni fa. La gente di settant’anni non può fare strategie, i settantenni devono andare in pensione». Mancano i pareri di Montezemolo, Toni Negri e Pippo Santonastaso, poi saremo sazi. Serpenti dovunque quando si apre il sipario alle ventuno e dieci e appaiono i Fratelli d’Italia (non di taglia), assieme, tenendosi per mano, Baudo e Chiambretti in ordine alfabetico e di storia. Pippo ha la voce arrochita, Piero strilla e difende il sodale come sa fare lui: «Questo festival ha un merito, cinque giorni di canzoni, cinque giorni di Sanremo, cinque giorni senza Porta a Porta, grazie, grazie festival. Eppoi non mettetemi in croce Pippo, io sono il suo scudo, lo scudo crociato, Pippo è come la Torre di Pisa, si piega ma non si rompe, viva Baudo, viva il festival».

Adrenalina già a buon livello. Baudo si ricompone dopo la scompisciata e va ad affrontare il caso Berté, Piero torna Pierino: «Ma c’è un altro caso, il truccatore della Tatangelo non è gay. E poi un caso di plagio, il maestro Caruso ha la stessa pettinatura di Baudo». Ma è ormai giunta l’ora fatale. Viene il momento di Loredana. Spunta maestosa e misteriosa dall’alto della scalinata, le sta accanto Ivana Spagna, addobbate secondo stile Berté, piume, strascichi, rasi («avete tolto le tende in camera?» ha domandato il perfido Piero), occhiali neri e pure manette ai polsi dell’artista calabrese, qualsiasi riferimento alla sua eliminazione era voluta, la coppia di ondami biondi e bruni è corredata da una sveglia cartonata che segna le dieci e sette, fa molto rocky horror picture show: «Io non ho fatto nessun plagio», Loredana raschia la voce, Musica e Parole scorre via come una tempesta, coinvolge e travolge, fuori gara ma fuoriclasse. Epilogo con le coccole, la preoccupazione si scioglie tra fiori e baci: «Grazie di avere creduto in me, sono cresciuta, sono cresciuta», Loredana Berté è una bambina che non fa i capricci, si è tolta le manette e anche il peso, Baudo sorride, Chiambretti spegne la miccia: «Lei, Spagna, vota per Zapatero o Zarrillo?». Il caso è chiuso.

Per comprendere l’atmosfera di questa serata salvifica si presentano prima gli sbarbati Finley con la pischella messicana Belinda e dopo di loro l’allegro, si fa per dire, Tricarico accompagnato da mago Forest, sì proprio lui, che fa i suoi numeri di prestigio a cornice e, come per la sveglia cartonata della Berté, ecco apparire un'altra sagoma in cartone, Steve McQueen, da Vita Spericolata a Vita tranquilla, stesso palco altro giro, anzi cantante, da Vasco a Tricarico. Se non bastasse arrivano Mietta, minigonnata da paura, e i Neri per caso, Chiambretti è il puffo in mezzo alla comitiva da foto ricordo, Baciami adesso viene interpretata totalmente a cappella, Pippo, sorpreso, regala complimenti al gruppo e forse a se stesso. Il peggio è passato.

La gag telefonica in ungherese tra mamma Osvart e figlia con Baudo che non capisce una mazza è roba dell’altro secolo, ha ragione Jovanotti quando sferza i signori della Rai: «Non si possono spalmare così a lungo nella serata i cantanti, se ne smarrisce il ricordo, non si possono fare paragoni, giudizi. Il festival deve avere ritmo e invece lo perde». L’ha perso ma Moro con Gaetano Curreri, senza gli Stadio, riacciuffano il cuore. Si resta con la temperatura giusta, malinconica, struggente, il pianoforte e la voce d’incanto di Cammariere, quella brasilera di Gal Costa, nostalgie di samba e di calde notti con la luna piena. Il piccolo grande Marc Yu pianista di nove anni, presentato dall’alto in basso finalmente da Chiambretti, ha lasciato a bocca aperta l’Ariston e l’Eurovisione. Il volo del calabrone di Rimskij Korsakov e poi l’immancabile Donna Rosa, Marc al pianoforte e Baudo come un bimbo felice alla pianola a fiato. Piero travestito alla Gipsy King. Sorrisi e applausi. Il soldato Pippo è salvo. Fino a domani mattina.