Sanremo, il festival riparte dal passato

La serata decolla con Volare intonata da Morandi, cresce con Chiambretti, cala con Verdone. <strong><a href="/a.pic1?ID=244002">Le due vallette</a></strong>: &quot;Siamo solo due ragazze alla corte di papà Pippo&quot;

Sanremo - L’Italia non è un Paese di vecchi ma Sanremo solleva il dubbio. Da Hollywood alla Riviera ligure è qui la festa, chiedo scusa per il paragone. Il festival si è presentato con la voce di Gianni Morandi e la nostalgia dolce e canaglia di Mimmo Modugno, cinquant’anni fa, cinquant’anni dopo, Volare, Nel blu dipinto di blu, una fetta di vita che se ne è andata e che ritorna nelle parole, nella melodia, nel sorriso silenzioso di Morandi che aprirà il suo prossimo tour, ogni sera, con questo stesso omaggio a Domenico Modugno, idolo e icona della sua infanzia dinoccolante a Monghidoro. Sanremo aveva avuto il solito antipastino con l’esagitato da repertorio, un ambulante condannato a 4 anni per violenza sessuale, che ha minacciato di gettarsi dal terzo piano in piazza Colombo, cronaca grigiastra non nera, finita prima di incominciare. A sera, la memoria del Cinquantotto è stata la carezza giusta per scaldare i cuori che battono sotto décolletés generosi, con la madre di tutte le scollature, Parietti Alba, in prima fila.

Piero Chiambretti indossa una diner jacket bianca, la cravatta è nera, colori non proprio da granata doc alla vigilia del derby, calza scarpe tricolori, sembra Pluto, Pippo è quell’altro che viene replicato in dodici copie, con maschere agghiaccianti, una per ogni edizione presentata, ma poi, l’originale, sale maestoso, buffo assieme, dalla botola inventata da Gaetano Castelli, scenografo di genio. Baudo, Pippo XIII secondo Chiambretti, sembra di cartone, rigido, pressato. La strana coppia scherza con le gag sulla politica, «Sia Clemente non faccia Casini», «Faccia il cavaliere fino in fondo», roba piccola ma che fa decollare, senza uso della pedana, Piero e riportare verso la botola Pippo, già questo è uno scoop. Andrea Osvart, da domestica a vamp, ha danzato graziosa tra ballerini un po’ schizzati, ha cantato con voce sottile e poi ha finto (?!) emozione e commozione di fronte a Pippo XIII che poi ha tentato la battuta, segnando l’autogol.

La Osvart ha ironizzato sugli italiani che pensano di essere giovani a 36 anni e Baudo ha replicato: «Anche a 72, come il presidente del Consiglio dei ministri». Forse portandosi avanti con il lavoro.
E se non è un Paese di vecchi allora Toto Cutugno, con il suo ondame argentato, ha riaperto il diario dei ricordi, cantando, parlando, interpretando, accompagnato da un «viva il festival», un coriandolo in bianco e nero.

La mission impossible dell’evento si è realizzata con Frankie-HI Nrg e la sua Rivoluzione, passati i tempi di Gianni Pettenati si va di rap e l’Ariston, in alcuni settori imbalsamato, si è stropicciato le orecchie, cercando di capire l’arcano. Ancora giochetti sulla par condicio, stufosa, destra o sinistra, giro di Walter, robetta. Fabrizio Moro è tornato sul luogo del trionfo, un anno in più, Eppure mi hai cambiato la vita, il titolo per l’appunto. E poi la Tatangelo che piace a D’Alessio e ai bookmakers, il suo brano Il mio amico è già caldo, c’è soltanto il rischio di entrare papa e uscire cardinale.

La prima fetta di festival se ne è andata senza strilli e lapilli. Nessuna emozione profonda, a parte la carezza di Morandi-Modugno che ha avuto l’epilogo con una standing ovation riservata a Franca Gandolfi, timida, commossa, quasi nascosta in seconda fila. Il festival si è stiracchiato concedendosi un quarto d’ora di film, un corto e moscio. Ovvero Carlo Verdone ha promosso il suo prossimo venturo Grande grosso e Verdone, regalando un quadretto dei suoi, Leo il bambascione, il candido di Un sacco bello, oggi ormai ammogliato, con la sarda Geppi Cucciari, e con figli due appresso, dietro lo schermo di un cinema dove si proiettava il film di Verdone medesimo. Baudo ha preso il posto tra Chiambretti e Osvart, lo schermo si è alzato, è apparsa la famigliola di cui sopra, vestita da boys scout, in attesa dell’ultimo saluto alla madre estinta: «Famolo divertente» non più «strano», cambiano i tempi ma Verdone resta grande e grosso. Ciak si chiude, si è tornati alla musica, correndo verso la polpa della prima serata, Lenny Kravitz. Chiambretti si è inventato un suo dopofestival, da una casa dirimpetto al teatro, unico neo della sua serata super. Chiusura a ore sanremesi. La notte porterà consiglio. Il mattino, gli ascolti. E la musica forse sarà un’altra.