A Sanremo non ci saranno brani interi in dialetto

Roma. Il Cda Rai chiude il «caso» sulle canzoni in dialetto al Festival di Sanremo. Ieri, il consiglio d’amministrazione della Tv di Stato ha ascoltato sull’argomento il direttore di Raiuno, Mauro Mazza, che ha illustrato l’articolo 6 del regolamento del festival di cui si è tanto discusso in questi giorni e che apriva le possibilità a canzoni in dialetto. Recita al paragrafo A che le canzoni in gara a Sanremo 2010 dovranno «essere in lingua italiana», specificando che «si considerano appartenenti alla lingua italiana, quali espressione di cultura popolare, canzoni in lingua dialettale italiana e non fa venir meno il requisito dell’appartenenza alla lingua italiana la presenza di parole e/o locuzioni in lingua straniera, purché tali da non snaturare il complessivo carattere italiano del testo».
Mazza ha anche citato diversi precedenti nella storia di Sanremo di canzoni con strofe in dialetto, tra cui Papa nero dei Pitura Freska e Spunta la luna dal monte dei Tazenda ma anche tanti brani di artisti partenopei, da Peppino Di Capri a Nino D’angelo. «Abbiamo preso atto della spiegazione del direttore Mazza - spiega il consigliere d’amministrazione della Rai Giovanna Bianchi Clerici -. Il caso in realtà non si è mai aperto. Ci sono tanti precedenti, tantissimi del meridione e uno veneto (quello dei Pitura Freska, ndr). È assolutamente normale che i testi possano contenere strofe in dialetto o locuzioni in altre lingue che ormai fanno parte del nostro quotidiano». Insomma un caso mandato sui giornali per far parlare di Sanremo. Che le canzoni potessero contenere parti in dialetto infatti non ha mai costituito un problema, invece si pensava dalle prime indiscrezioni che avrebbero potuto concorrere canzoni interamente in dialetto.