«Sanremo? Ora non ci penso Il Senso della vita è la mia tv»

Il conduttore di Canale 5 parla delle polemiche sul Festival, del futuro professionale e del suo contratto

da Roma

E se avesse ragione lui, Paolo Bonolis? Stasera va in onda la venticinquesima puntata del Senso della vita, la penultima della stagione. Protagonista della foto-intervista, sarà Raoul Bova, fresco interprete di Nassiriya-Per non dimenticare, fiction da servizio pubblico però trasmessa da Canale 5 e accolta dall'elogio della critica. Chez Bonolis, Bova racconterà di quando lui e sua moglie sono stati invitati a cena da George Clooney nella sua casa di Los Angeles: «Chiara si era allontanata con George, mentre io ero al telefono. Ho cominciato a chiamarla con una scusa, ero gelosissimo». A chiudere l'annata bonolisiana su Mediaset, prima di un «meglio di... », ci sarà un’altra puntata, starring Franco Zeffirelli. Ora l'occasione è buona per tirare un bilancio finale, far chiarezza su tante polemiche e sul futuro professionale di Bonolis, il territorio più battuto dagli astrologi del video. Cominciamo dall'inizio, dal Senso della vita, cioè: se avesse ragione lui a dire che è un programma maltrattato, poco seguito dalla stampa, insomma, incompreso? «Dal pubblico, senz'altro, è tutt'altro che incompreso», ribatte dalla sua casa romana, dove sta smaltendo i postumi di un'operazione al ginocchio. «Abbiamo fatto ascolti che quest'anno nessun programma di seconda serata si è potuto permettere, anche considerando il fatto che la nostra prima mezz'ora si scontra con la coda del varietà di Raiuno. Eppure, quando è andata male, abbiamo raggiunto il 20-22 per cento, più spesso abbiamo superato il 25. Settimana scorsa il 27. Abbiamo capito che il nostro è un pubblico particolare, che ama soffermarsi su temi rimossi dalla tv maggioritaria».
Eppure, nonostante si continui a vagheggiare la tv di qualità, un programma così non buca, non passa. Come se lo spiega?
«Vuol dire che quelli che parlano di tv di qualità, forse non hanno molti argomenti per farlo. Comunque, io e le persone con cui lavoro siamo contenti di quello che facciamo. Forse sarà una strategia. O l'invidia».
È vero che questo, più ancora delle polemiche con Baudo o della collocazione oraria, è il suo motivo di maggior cruccio?
«Diciamo che noto un trattamento speciale. E constato che c'è una stampa obiettiva e una più clientelare, come ci sono periodi in cui vieni accolto meglio, altri in cui passi inosservato. Le motivazioni non le conosco. Certo, non sono mai stato politicamente legato a qualcuno. Sto lì, lavoro, faccio la mia televisione in modo personale. E, come si dice a Roma, tutto sommato, ciccia».
A proposito di politica, se non sbaglio l'ultima volta non ha votato...
«Non sbaglia».
E se si votasse adesso?
«Non cambierebbe molto».
Parliamo del programma. A parte qualche eccesso retorico e un po' troppo vocabolario, ha il pregio di intrattenere facendo pensare, mischiando musica di qualità e gli aforismi di Oreglio, il gioco di società delle classifiche e l'intervista in cui si parla di handicap, di maternità e paternità. È successo qualcosa nella sua vita che la sta cambiando come uomo di tv?
«Sono successe molte cose che mi hanno cambiato. Alcune, negli ultimi tempi, mi hanno segnato in modo particolare. Continuo a giocare con la televisione, senza prendermi troppo sul serio. Ma è certo che ora sono diventato curioso di argomenti di cui prima non lo ero. E che mi piace usare il mio lavoro per amplificare questi argomenti».
La foto-intervista è una delle idee più nuove...
«Percorre un binario diverso dall'intervista classica. La domanda crea un confronto dialettico, la fotografia mette a proprio agio l'ospite che si dimentica del pubblico e finisce per pensare a voce alta, mettendo in comune parti significative della propria vita».
Molti ospiti (Mara Venier, Ale & Franz, De Sica, la Pausini) sono personaggi dello spettacolo. Non gioca un po' troppo in casa?
«Può sembrare così. Ma con don Ciotti, Veltroni, Monicelli, Benigni siamo andati in trasferta. Comunque, non credo che siccome una persona viene dal mondo dello spettacolo abbia meno da comunicare di chi proviene dalla politica. Se bastasse questo, in Italia andrebbe tutto meglio».
In che senso?
«Nel senso che, a volte, il mondo dello spettacolo sa fare più politica di quella che fanno i politici. E che la politica si protegge, diventando criptica».
In questi mesi lei ha rilasciato alcune interviste un po’ malmostose. E qualcuno le ha rinfacciato il supercontratto con Mediaset: come risponde?
«Quando non si sa cosa dire ci si aggrappa ai soldi. Credo che coloro che fanno i moralisti sul mio contratto, qualora fosse proposto a loro non ci penserebbero tanto sopra. Mi sembra un atteggiamento da volpe e l'uva. Nel mio contratto non c’è nulla di illegale né d’immorale visto che la metà va alla collettività».
Ha detto che alla scadenza si metterà in proprio per produrre programmi da vendere a tv diverse.
«Ho solo detto che non ho più intenzione di legarmi in esclusiva a un’azienda o a un’altra. Ma non voglio creare una mia società. Semmai lavorare a singole idee da proporre a chi vorrà prenderle in esame. Con i contratti di esclusiva si rischia di rammollirsi, di perdere lo stimolo a inventare sempre qualcosa di nuovo».
È ancora fresca la polemica su Sanremo: che cosa è successo veramente?
«È successo che si sono presi la briga di farmi fare Sanremo anche se stavo a casa a guardarlo. Succede che ci sono persone che vivono la presenza di altri come qualcosa di irrisolto per loro. Io non alimento questa situazione, non credo che il mio benessere possa passare attraverso l'infelicità altrui».
Si aspettava le scuse di Baudo: sono arrivate, magari in privato?
«No, ma se arrivano, bene, se no amen. In tutta questa storia, mi sembra che la coda sia diventata più lunga della bestiolina».
Non crede che, al suo posto, anche lei sarebbe stato un po' nervoso?
«Non lo metto in dubbio. Però, credo che l'eleganza di una persona si palesi nei momenti di difficoltà. Baudo è un signore, ma gli è scappata la mano. E poi sappiamo che Sanremo vive di drammatizzazioni. Di eroi e di vittime. In questo nostro dorato mondo, sembra che facciamo tutti la cosa più importante del pianeta. Perché non proviamo a essere un po’ più sobri?».
Si dice che dal 2008 tornerà su Raiuno...
«Non c'è niente di vero. Sto lavorando per Mediaset e lo faccio volentieri. Adesso stiamo ragionando su un primetime in settembre. Potrebbe essere un'idea vicina a Ciao Darwin, oppure qualcosa di totalmente nuovo. Si saprà presto. E poi continuerò Il senso della vita, non in contemporanea, per non fare tutto male... ».
Ma Sanremo 2008?
«Non sarò io a farlo».
Ultima domanda d’obbligo: qual è il senso della vita di Paolo Bonolis?
«C’è una frase che conclude il film Oltre il giardino di Hal Ashby: “La vita è uno stato mentale”. Per me la chiave sta in una condizione con la quale vivere le situazioni. Perché ogni cosa ha il suo rovescio. Nel programma ho ospitato un ragazzo, Francesco Canale, che vive senza gambe e braccia, o Mario Flores, che è stato vent’anni nel braccio della morte prima di essere riconosciuto innocente. Eppure erano felici. Altre persone che possiamo considerare privilegiate, durante la foto-intervista lamentavano una situazione difficile. Ecco: la vita è uno stato mentale».