Sanremo, il Pm si contraddice: "Sapevo che avrebbe ucciso"

Zucca tenta di rivoltare le accuse contro la polizia, ma non ha mai chiesto l’arresto di Delfino. La Mobile: l’ultimo allarme 5 mesi fa

Genova - Smentisce, scarica, accusa. Enrico Zucca, il pubblico ministero genovese che non aveva chiesto l’ordinanza di arresto per Luca Delfino, attacca anche la stampa. Legge del rapporto della polizia che insisteva per l’arresto, considerando il sospettato un soggetto pericoloso, che avrebbe potuto uccidere ancora. E nega l’esistenza di quel documento. «Non è vero che venni avvisato dalla polizia che il killer avrebbe ucciso ancora. Non è così - ribatte Zucca -. Nessuno ha avvisato nessuno perché io non ero da un’altra parte. Nessuno doveva avvisarmi perché io non ero da un’altra parte. Le indagini le facevo io. Non c’è alcun fantomatico rapporto. Sono io ad aver detto ai poliziotti: questo torna a uccidere». E sia. La polizia lo diceva. Anzi, il pm lo diceva alla polizia, ma non al giudice per le indagini preliminari che avrebbe potuto concedere l’arresto. Perché l’unico atto che sicuramente non esiste è la richiesta di arresto che il pm Zucca avrebbe potuto fare al gip.

Il pm riteneva che Delfino potesse uccidere ancora, ma non ha provato a chiedere di fermarlo. Il resto Enrico Zucca lo ha fatto tutto. «Quello che vedeva la polizia lo vedevo anch’io - ha infatti voluto sottolineare -. Quello che facevo io, la polizia lo vedeva. Ero io ad indagare e a interrogare l’indagato. Insieme alla polizia e, comunque, non con il dirigente della squadra mobile che non ho mai visto in quei frangenti». Un concetto, quello dell’«inesistenza» del capo della mobile durante l’indagine che ribadisce spesso, il pm Zucca. Ma che stride con i ricordi di quanti avevano partecipato alle indagini, e degli stessi cronisti che avevano atteso fuori dal palazzo di giustizia la fine degli interrogatori. Soprattutto stride anche con le parole dello stesso Enrico Zucca, contenute in una sua intervista pubblicata proprio ieri.

Il magistrato infatti nega anche l’esistenza delle immagini riprese dalla telecamera che ha immortalato Luca Delfino e Luciana Biggi (la sua prima ex fidanzata poi trovata uccisa) pochi minuti e pochi metri prima del delitto. Ma dice che «non è mai esistita un’immagine del genere. È stata una contestazione fatta da Sanfilippo a Delfino, sperando di prenderlo in contropiede e farlo confessare». Il capo della Mobile allora c’era? L’ha fatta quell’indagine? Zucca poi, sull’immagine della telecamera corregge il tiro. Non è che proprio non esista del tutto. «Le ultime immagini che inquadrano Delfino sono in piazza delle Erbe, almeno 20 minuti prima del delitto». Non mesi prima, e neppure dall’altra parte della città.

Tornando al rapporto «fantasma» della squadra mobile, agli atti risulterebbe anche un ultimo fascicolo, inviato cinque mesi fa dagli agenti alla procura, cui sono allegate anche copie delle denunce fatte dalla madre di Maria Antonietta Multari, la ragazza uccisa venerdì a Sanremo, le trascrizioni delle telefonate intercettate tra Delfino e la sua nuova fidanzata, le segnalazioni di comportamenti in fotocopia tenuti dal trentenne genovese con Maria Antonietta come Luciana Biggi l’anno prima. Tutti elementi che rilanciavano l’allarme. Elementi che, aggiunti agli altri già raccolti, per il magistrato che doveva sostenere la pubblica accusa, restavano comunque insufficienti per provare a chiedere al gip l’arresto. La decisione, la valutazione sulla sufficienza degli elementi, l’avrebbe fatta poi il giudice.