Sanremo, sbarca Fiorello e arrivano i Pooh

Milano - Allora riassumiamo: ci manca ancora un Fiorello confermato, un ospite internazionale, qualche dettaglio in più e poi ci siamo. C’è persino il premio alla carriera: Nicola Piovani. Quest’anno il Festival di Sanremo - che inizierà il 25 febbraio con i soliti squilli di tromba - sarà un’ode alla musica italiana con invitati stranieri di buon nome ma incapaci di papparsi del tutto l’attenzione di tigì e telespettatori. D’altronde, messa sulla bilancia dell’audience, la sfilata sera dopo sera di Leona Lewis, Duran Duran, Lenny Kravitz, Kylie Minogue e forse Alicia Keys farà fatica a pareggiare il quarto d’ora a testa che il venerdì sarà riservato a Jovanotti (che farà anche la bella e nuova A te), Giorgia, Fiorella Mannoia e Gianni Morandi, ognuno impegnato in un one man show con le caratteristiche del recital inedito. E proprio per questo Pippo Baudo nei giorni scorsi ha parlato con Patty Pravo per convincerla ad apparire finalmente all’Ariston. Dài e ridai, c’era quasi riuscito. Ma adesso l’accordo è surgelato: per festeggiare i sessant’anni (che compirà il 9 aprile), la signora Pravo vorrebbe cantare un unico brano - lo splendido Salma Ya Salama di Dalida tratto dal cd Spero che ti piaccia...Pour toi uscito a novembre - presentandosi in scena con abiti arabi, magari perfino con un burqa. A Baudo andrebbe benissimo, ma a una condizione: che poi seguano gli altri successi, come Pensiero stupendo o Pazza idea. «Ma come faccio a cantarli con il burqa o il velo indosso, sarebbe un controsenso» gli ha più o meno risposto lei, e chissà come andrà a finire (speranze poche, però). Annullate anche le trattative con i Negramaro, che avrebbero dovuto tornare sul luogo del delitto (nel 2005 a Sanremo furono eliminati subito e poi esplosero in classifica) ma l’accordo non si è chiuso. In compenso all’Ariston arriveranno quasi sicuramente i Pooh, che stanno vivendo un (altro) momento d’oro grazie allo spaziale Beat regeneration, un cd che raccoglie le migliori canzoni del beat italiano cantate con lo stesso spirito di allora ma con una competenza tecnica che ce ne fosse altrettanta in giro. Loro, certo, avranno l’imbarazzo della scelta visto che, oltre al singolo La casa del sole (cantato nel ’65 dai Bisonti) hanno una fila di successi lunga da qui a lì da stipare in quindici soli minuti. Chi invece, se gli accordi saranno confermati, non dovrebbe avere problemi è Fiorello. Secondo quanto si dice (ma sembra che l’accordo sia quasi fatto), lo showman potrebbe arrivare all’Ariston durante la finale del sabato sera insieme con Marco Baldini e il duo Tony Dallara/Teo Tecoli, escluso dal festival dopo aver presentato la canzone Carta d’identità cantata in coppia. Loro quattro lo interpreterebbero in diretta tv, dopo che Fiorello lo ha trasformato in un mini tormentone durante Viva Radio 2 minuti. Ma attenzione, ogni anno l’arrivo di Fiorello al Festival è una costante delle indiscrezioni. Stavolta però ci siamo quasi e tutto quadra: la componente goliardica, la deresponsabilizzazione (Fiorello sarebbe solo uno dei quattro ospiti) e il contesto perfettamente musicale. Se fosse, sarebbe un botto.

E un picco di ascolti dovrebbe raggiungerlo anche Carlo Verdone che ha in uscita Grasso, grosso e Verdone il film che riporta in vita tre sue celebri macchiette. All’Ariston lui garantirebbe un carico di risate e un po’ di nostalgia: un’intera generazione di italiani cresciuta scherzando, ironizzando e temendo intimamente di diventare come uno di quei tre mitici personaggi, Pasquale, Furio e Mimmo. E adesso sta a vedere che sul palco Verdone ne interpreterà qualche battuta perché in fondo Sanremo è proprio questo: una foto dell’Italia fatta con quelle melodie e quelle risate che spesso facciamo finta di non volere.