Sanremo vuol sbancare le (altre) slot machine

Il colmo dei colmi per Sanremo: piantare un casino contro le slot machine. Ma non contro le 450 «macchinette» del Casinò che nel 2010 faranno incassare più di 45 milioni alla Spa partecipata per il 99,75 per cento dal Comune. Nel mirino dell’amministrazione sono finite le sale da gioco private che negli ultimi mesi hanno invaso la città. Undici locali (altri quattro stanno per aprire) adibiti a video poker, new slot e a breve videolottery. Un duro colpo per il Casinò. E soprattutto per il Comune che in pochi anni ha visto più che dimezzarsi gli introiti. Stretto tra la crisi economica e la nuova concorrenza, il sindaco Maurizio Zoccarato ha deciso giovedì sera, in consiglio comunale, di correre ai ripari col nuovo «regolamento per l’apertura e l’esercizio di sale giochi». Troppo tardi, secondo Andrea Gorlero (Pd), che accusa l’amministrazione di «chiudere la stalla ora che i buoi sono scappati». Dito puntato contro sindaco e maggioranza che applicando la direttiva Bolkestein hanno permesso l’apertura delle sale da gioco senza autorizzazioni né controlli da parte del Comune.
«Bisogna regolamentare il fenomeno con le armi che abbiamo», spiega il presidente del consiglio, Marco Lupi (Lega). E con l’obbligo di realizzare un posto macchina riservato ai clienti ogni 15 metri di superficie del locale, «sarà più difficile costruire qui che altrove», assicura la vice sindaco Claudia Lolli. Con buona pace dei consiglieri preoccupati (forse) dei risvolti sociali del fenomeno. Perché nella capitale del gioco d’azzardo il pensiero di Lupi corre a quando si è scoperto che molte famiglie sanremesi in stato di indigenza scommettevano sui tavoli verdi il contributo sociale. D’altra parte «le sale giochi prendono soldi alle casalinghe e ai pensionati» (Leandro Faraldi, Pd) «e agli studenti visto che le sale di Sanremo aprono alle 9» (Daniela Cassini, Uniti per Sanremo). Una condanna bipartisan al quale si unisce l’azzurro Giuseppe Leuzzi che ha presentato un emendamento per ripristinare le distanze minime di 300 metri da ospedali, luoghi di culto, cimiteri e scuole «per difendere la vita dei concittadini visto che questi giochi d’azzardo non favoriscono l’economia della città ma ingrossano i gestori e lo Stato». Ecco il punto: «dobbiamo combattere le sale giochi non solo per motivi etico-sociali, ma perché siamo in concorrenza», spiega Paolo Pippione (Pdl) che, più realista del re, lancia la sua proposta: «tutelare gli interessi del Comune aprendo noi delle sale da gioco». Perché in fondo «se si volevano difendere i pensionati e le casalinghe dal gioco d’azzardo – sottolinea Francesco Prevosto del Pd - si decideva di far aprire i locali solo alla sera. Invece è stata scelta la fascia dalle 9 alle 20». Per il dopocena, tutti al casinò.