Sant’Ambrogio, il boicottatore

Un avvio micidiale. Un’ora di chiacchiere, prima della (estenuante) cerimonia d’apertura, con Jacopo Volpi immerso tra i telecronisti dei Giochi. Prima domanda per il direttore di Raisport, Massimo De Luca: «Cosa cambierà questa Olimpiade?». Yuri Chechi si sente invece chiedere: «Che Olimpiade sarà?». Più impegnativo il quesito per Marino Bartoletti: «Nella storia dei paralleli, tra cerimonie d’apertura e Olimpiadi, possiamo immaginare, sperare o non sperare in qualche similitudine?». Roba da far tremare le vene e i polsi. Eppure l’interrogato ha ribattuto con classe: «Guardando in filigrana la storia delle Olimpiadi, fatalmente si guarda in filigrana la storia del mondo, con tutti i suoi eccessi, i suoi difetti, i suoi slanci e tutte le cose che possiamo immaginare». Capito? Non gli è stato da meno Italo Cucci. Che si è sentito chiedere: «Cosa vuole la Cina da questa Olimpiade?». E ha risposto da par suo: «Io credo che la Cina voglia soprattutto far vedere che non è il pericolo giallo di cui si è cominciato a parlare nel secolo scorso. Mi viene in mente, io sono anziano, ma non è che ci fossi, il più grande boicottatore delle Olimpiadi: fu Sant’Ambrogio». Amen.