«Sant’Ambrogio non diventi un parcheggio»

È una delle zone più antiche di Milano, piena di reperti di epoca romanica

Luciana Baldrighi

Piazza Sant’Ambrogio, la più antica e bella piazza di Milano, diventerà un garage a cielo aperto. Nelle sue viscere verranno costruiti box e posti auto a pagamento, la superficie sarà pedonalizzata e percorsa solo da mezzi pubblici, per i residenti non ci sarà possibilità di parcheggiare all’aperto, per i non residenti scatterà la trappola della «rotazione», i pullman carichi di turisti avranno il privilegio di sostare davanti alla Basilica intasando e inquinando uno dei luoghi magici della città.
Questa bella pensata renderà in pratica non praticabile la piazza per i prossimi quattro anni, ma in teoria non è dato sapere quanto e se eventuali vincoli della Soprintendenza renderanno nel tempo impossibile un simile progetto. Ora la piazza è un cantiere a cielo aperto con ruspe, camion, bulldozer, ma è singolarmente latitante ogni indicazione sulla committenza, i permessi, la durata dei lavori e l’impresa appaltatrice. Già nei cartelli di divieto di sosta, posti prima che la zona venisse trinceata, non veniva indicato chi era a richiedere la rimozione delle auto dei residenti e della vicina polizia di Largo Gemelli. Il cartello diceva: «Divieto di sosta da martedì 26 aprile 2005 per esecuzione scavi archeologici». Solo l’altro giorno è apparso un cartello con la scritta Soprintendenza ai Beni Archeologici della Lombardia, Anna Ceresa Mori, progetto e esecuzione Architetto Mario Campanella, Responsabile Lavori Società Lombarda di Arch. Dominique Salsarola: Impresa Borio Mangiarotti».
La zona 1 è vincolata e per quanto riguarda i parcheggi ne è già previsto un altro, di 500 posti auto, a mezzo chilometro di distanza, in via Olona. Persino Monsignor De Scalzi, abate di Sant’Ambrogio, si è chiesto che cosa mai stesse accadendo a ridosso delle sue mura. Se lo sono chiesti anche gli architetti e le famiglie più in vista che abitano in piazza Sant’Ambrogio come Cini Boeri, Caccia Dominioni, Zucca, Borromeo, Parodi, Grassino, Albini, l’onorevole Pier Francesco Gamba, l’ex assessore Giovanni Testori, ora capogruppo comunale dell’Udc.
In attesa che il Comune, nella fattispecie l’assessore ai Trasporti Giorgio Goggi e il vicesindaco Riccardo De Corato, responsabile dei lavori pubblici, indichi per legge i dati relativi all’operazione che devono essere affissi su un cartello con tanto di permessi, un comitato di residenti sta cercando di capire che cosa succede: si è saputo che l’impresa che sta scavando è la Borio Mangiarotti in associazione temporanea con la Botta, l’architetto che si è occupata dei disegni e della progettazione è Anna Giorgi, i disegni ora sono in possesso del Comitato che si occupa della piazza, ma la Soprintendenza non si pronuncia, riservandosi di farlo, dice, soltanto a piazza «riesumata». Ma varrà la pena aspettare quattro anni per vedere i risultati? E quali?
«Purtroppo il Comune non adotta una politica di trasparenza e una logica coerente di programmazione dei lavori, anche perché erano stati appena ultimati quelli della sistemazione del porfido, dei lastroni di pietra che circondano anche lateralmente il sagrato, aiuole, luci e recinzioni del verde, dei paracarri di granito impiantati seguendo uno studio dell’architetto Gigi Caccia Dominioni. Gli stessi giardini della piazza, dopo una lunga richiesta dell’abate De Scalzi, erano stati infine rimessi a posto con tanto di potature, aiuole colorate e erba all’inglese. Ora eccoli trasformati in magazzini per container e gabbiotti per le maestranze», spiega l’architetto Stefano Parodi. Claudio De Albertis, della Borio Mangiarotti, corregge i costi dei box dichiarati a chi scrive da suo padre Edoardo: «Credo costino molto di più di 37.000 Euro. Sono 4 piani: 230 in vendita e 230 posti auto a rotazione, ma di tutto ciò se ne occupa il geometra De Ponti della DEIM. A gestire il garage sarà la stessa persona che gestisce quello della Torre Velasca. Noi abbiamo vinto una gara. Tra le tante proposte è stata accettata la nostra».
L’architetto Marco Albini è preoccupato che gli alberi che costeggiano tutto il viale della Basilica vengano toccati: «Purtroppo non c’è trasparenza, ce la stiamo cercando da noi. Se si tratta di 4 piani non si può andare più sotto del manto stradale di 15 metri, perché c’è la falda. Verrà scavato il sottosuolo a filo delle abitazioni e c’è rischio di lesioni delle case, ma anche di vibrazioni. Inoltre sarà una piazza inagibile. Se conterrà 500 auto 250 in entrata e 250 in uscita, sarà un caos pazzesco, senza calcolare i pullman, gli autobus e “lo scippo“ dei parcheggi gratuiti per i residenti. Avessero fatto almeno una petizione...». Toni più aspri sono quelli dell’architetto Cini Boeri: «Considero un grave errore l’aver scelto per costruire un posteggio sotterraneo Piazza Sant’Ambrogio. Nella sua equilibrata dimensione è sede di uno dei più belli esempi dell’architettura romanica del nostro Paese. Mi preoccupa lo scavo profondo a soli 40 metri dal suo campanile. Vorrei conoscere come si è espressa la Soprintendenza: lo scavo viene eseguito con ruspa pur sapendo che sotto 3-4 metri dalla quota dell’attuale pavimentazione, si possono quasi certamente trovare i resti romanici. Non si può certo trattare di un assaggio archeologico. Mi unisco alle persone che protestano in difesa del nostro patrimonio artistico».