Ma il Sant’Anna sospende le prenotazioni

Venticinque i trattamenti fatti finora, ma da lunedì la lista d’attesa sarà bloccata

da Roma

Al Sant’Anna di Torino la sperimentazione della pillola abortiva non si ferma. Ma da lunedì prossimo verranno bloccate le prenotazioni per il trattamento con la RU486. Le donne già in lista d’attesa dunque potranno abortire per via farmacologica, le altre dovranno ricorrere all’interruzione di gravidanza chirurgica. Oppure andare all’estero.
«Non abbiamo ricevuto alcuna comunicazione dal ministero e quindi per ora andremo avanti», spiega Silvio Viale, il ginecologo promotore della sperimentazione. L’ordinanza di sospensione emessa dal ministro della Salute, Francesco Storace, non è stata trasmessa all’ospedale e comunque non è ancora apparsa sulla Gazzetta Ufficiale. Dunque in questa fase di transizione i medici responsabili della sperimentazione vanno avanti e ieri hanno effettuato altri cinque aborti farmacologici.
«Fino ad ora gli interventi con la pillola abortiva sono stati venticinque - puntualizza Viale -. E oltretutto hanno consentito alla Regione un risparmio di 20.000 euro, cosa minima ma significativa».
Soltanto quando i medici responsabili per la sperimentazione avranno l’ordinanza in mano, spiegano dal Sant’Anna, potranno decidere il da farsi. «Qualora le motivazioni contenute riguardassero soltanto indicazioni tecniche o formali, tali da permetterci un adeguamento veloce potremmo anche rivedere subito la decisione sulle prenotazioni», spiegano sia il direttore generale, Gianluca Boveri, sia quello sanitario dell’ospedale, Vito Plastino. Entrambi confermano che chi aveva già in calendario l’aborto con la RU486 non sarà rimandato indietro «anche se il trattamento non è ancora stato iniziato».
Ma le critiche più dure all’iniziativa di Storace arrivano dal congresso nazionale della Società italiana di ginecologia. Da qui Franco Mascherpa, l’altro medico cui è affidata la sperimentazione al Sant’Anna, dal palco del Congresso lancia pesanti accuse al ministro.
«Storace ha detto una bugia nell’affermare che una donna che partecipava alla sperimentazione ha corso dei pericoli per la salute o per la vita - dice Mascherpa -. Il ministro non è informato: nessuna donna ha mai corso pericoli per la sua salute». Mascherpa si dice sorpreso perché per la prima volta in Italia si sospende una sperimentazione che «tentava di dare strumenti nuovi ai ginecologi italiani nell’interesse della donna».
Mascherpa stigmatizza infine le dichiarazioni di Ignazio La Russa che aveva definito la RU486 una «mammana tecnologica». «I ginecologi si sentono offesi da simili dichiarazioni - replica -. Non siamo delle mammane e nessuno di noi ha l’intenzione di banalizzare l’aborto ma certamente di renderlo meno pesante per le donne».